Algeria. Approvato disegno di legge che criminalizza la Francia e che tace sui crimini algerini anti ebrei e cristiani e sull’accordo d’Evian
All'epoca della firma dell'accordo d'Evian, negli anni sessanta dello scorso secolo, il Presidente francese Charles de Gaulle desiderò difendere gli interessi francesi dell'area, tra cui i primati industriali e commerciali e il controllo sulle riserve di petrolio e gas del Sahara. Questo deserto era considerato anche un luogo strategico come sede dell'esercito francese per operazioni nucleari fino al 1966.

Adottando all’unanimità un disegno legge che criminalizza la colonizzazione francese (1830-1962), l’Assemblea nazionale del popolo (la camera bassa) algerina non ha reso giustizia alla Storia ma l’ha strumentalizzata. Non parla di crimini algerini anti ebrei algerini e cristiani cabili e nemmeno dell’accordo d’Evian.
Il testo considera lo Stato francese “legalmente responsabile” per i crimini coloniali, tra cui test nucleari, torture sistematiche, esecuzioni extragiudiziali e saccheggio delle risorse, esigendo scuse ufficiali e un risarcimento “pieno ed equo”. Classifica inoltre la collaborazione degli Harki (che hanno votato contro il referendum d’indipendenza condizionata del 1963, circa 25%) come “alto tradimento” e criminalizza ogni tentativo di giustificare la colonizzazione.
Sulla carta, il testo si presenta come un manifesto di giustizia storica. Ma, in realtà, è un atto di memoria selettiva, concepito per conservare l’Algeria in uno stato di vittima perpetua, cancellando accuratamente le responsabilità del regime militare algerino dal 1962 in quanto tace sui crimini commessi dallo Stato algerino indipendente: espropriazione di massa, esclusione, cancellazione culturale e religiosa e repressione politica sistematica.
Peggio ancora, il disegno legge proibisce qualsiasi discussione di questi capitoli oscuri, sancendo una narrazione ufficiale intoccabile.
Tra le vittime deliberatamente cancellate da questa narrazione ci sono gli ebrei d’Algeria e i cristiani di Cabilia. Presenti su questa terra molto prima della conquista francese, non sono né eredità coloniali né anomalie storiche.
Dopo il 1962, decine di migliaia di ebrei algerini e famiglie cristiane della Cabilia furono spogliate dei loro beni: case, attività commerciali, terreni, scuole e luoghi di culto. Queste spoliazioni organizzate, tollerate o addirittura sanzionate dalle autorità, senza restituzione, indennizzo o riconoscimento. A tutt’oggi, questi crimini non vengono riconosciuti. Il regime algerino si presenta come accusatore del colonialismo, pur garantendosi la totale amnesia sulle proprie atrocità. Esige riparazioni per il passato, ma rifiuta ogni responsabilità per il presente.
Per molti analisti e osservatori africani, questa azione, avviata dal generale Said Chengriha e dal presidente Abdelmadjid Tebboune, si tratta più tosto di una propaganda che richiesta di rispetto alla memoria storica.
Il disegno di legge del 24 dicembre chiede a Parigi di condividere le mappe che riportano i luoghi precisi del Sahara algerino dove furono condotti i 17 test nucleari francesi fino al 1966 dopo 4 anni dell’indipendenza condizionata.
All’epoca della firma dell’accordo d’Evian, negli anni sessanta dello scorso secolo, il Presidente francese Charles de Gaulle desiderò difendere gli interessi francesi dell’area, tra cui i primati industriali e commerciali e il controllo sulle riserve di petrolio e gas del Sahara. Questo deserto era considerato anche un luogo strategico come sede dell’esercito francese per operazioni nucleari fino al 1966. L’accordo includeva infatti una clausola che stabiliva che l’Algeria concede alla Francia l’utilizzo di alcune basi aeree, terreni, siti e installazioni militari che le sono necessarie.
Da ricordare che nel 2022, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune e il presidente francese Emmanuel Macron avevano creato una commissione mista di storici francesi e algerini per esaminare gli archivi storici della colonizzazione francese. L’obiettivo era far luce sulle molte ombre del passato di Algeri e costituire una memoria condivisa tra i due paesi. La commissione ha iniziato i suoi lavori nel 2023, tuttavia non ha prodotto alcun rapporto sui risultati raggiunti.

