CAN 2025: un tifoso congolese trasforma le tribune in un omaggio vivente a Patrice Lumumba

La Coppa d’Africa delle Nazioni non è soltanto una competizione sportiva. Nei grandi stadi del continente, tra cori, bandiere e colori, essa diventa spesso uno spazio di espressione simbolica, dove memoria storica, identità nazionale e coscienza africana si intrecciano. Durante la CAN 2025 in Marocco, un tifoso della Repubblica Democratica del Congo ha incarnato questa dimensione profonda, trasformando ogni partita in un tributo solenne a Patrice Émery Lumumba.
Martedì 6 gennaio 2026, allo stadio Prince Moulay El Hassan di Rabat, l’atmosfera è carica di tensione. Gli ottavi di finale vedono la RDC affrontare l’Algeria. Nel fragore degli spalti, una figura si distingue per il suo silenzio e la sua immobilità. È Michel Kuka Mboladinga, animatore culturale e fervente sostenitore dei Leopardi.
In piedi, immobile, con il braccio destro alzato e la mano aperta verso il campo, Michel Kuka riproduce fedelmente la postura della celebre statua di Patrice Lumumba a Kinshasa. In mezzo al rumore assordante dello stadio, il suo gesto silenzioso diventa un potente atto di memoria. Non è semplice tifo: è una rievocazione storica, un richiamo alla dignità e alla sovranità del popolo congolese.
Lumumba, primo Primo ministro del Congo indipendente, resta una delle figure più emblematiche della storia africana. La sua visione panafricana, il suo impegno per l’unità e l’indipendenza del continente continuano a ispirare generazioni. Questo ideale trova un’eco particolare proprio in Marocco, Paese profondamente legato alle grandi ore dell’indipendenza africana.
Tornando agli anni delle indipendenze, non si può ignorare il ruolo pionieristico svolto dal sovrano marocchino Mohammed V nella promozione dell’unità africana. Fu lui ad avere l’ingegnosa intuizione di riunire a Casablanca, all’inizio degli anni Sessanta, leader prestigiosi come Kwame Nkrumah del Ghana, Gamal Abdel Nasser dell’Egitto, Sékou Touré della Guinea e Modibo Keita del Mali. Da questo incontro nacque il celebre “Gruppo di Casablanca”, precursore dell’Organizzazione dell’Unità Africana e della necessaria integrazione del continente.
Fu proprio in nome di questa ferma convinzione nell’indipendenza e nell’unità africana che Patrice Émery Lumumba venne accolto in pompa magna in Marocco nell’agosto del 1960. Accompagnato dal principe ereditario Moulay El Hassan, il re Mohammed V insignì il Primo ministro congolese del Gran Cordone dell’Ordine del Trono, suggellando una fratellanza politica e storica destinata a durare.
Da allora, l’amicizia tra Congo e Marocco non ha mai vacillato. Ogni volta che la sovranità congolese è stata minacciata, Rabat ha risposto presente. Allo stesso modo, Kinshasa ha costantemente sostenuto, anche sul piano diplomatico, la causa dell’integrità territoriale del Marocco come dimostrato dalla presenza di un consolato della RDC nelle provincie meridionali
Alla CAN 2025, il gesto di Michel Kuka Mboladinga riassume tutto questo: sport, memoria, storia condivisa e unità africana. In quel braccio alzato verso il cielo di Rabat, non c’è solo il ricordo di Lumumba, ma l’eco di un’alleanza antica quanto l’indipendenza africana stessa.
