Bolivia sospende il riconoscimento della RASD mentre gli Stati Uniti accelerano sul dossier del Sahara occidentale

La Bolivia ha annunciato la sospensione del riconoscimento della cosiddetta Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), segnando un significativo cambio di orientamento nella propria politica estera e aprendo una nuova fase nelle relazioni con il Regno del Marocco. La decisione è maturata a seguito di una conversazione telefonica tra il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita e il suo omologo boliviano Fernando Aramayo, al termine della quale è stata diffusa una dichiarazione congiunta.
Secondo il comunicato ufficiale, lo Stato plurinazionale della Bolivia, agendo “in piena conformità con la risoluzione 2797 (2025) del Consiglio di sicurezza” e riaffermando il proprio sostegno al processo politico sotto gli auspici delle Nazioni Unite, ha intrapreso una revisione sovrana della propria politica estera. A seguito di tale revisione, La Paz ha deciso di sospendere le relazioni diplomatiche con l’entità nota come Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) e di porre fine a tutti i contatti ufficiali, sottolineando che essa non è riconosciuta come Stato membro delle Nazioni Unite.
La mossa rappresenta un riposizionamento esplicito della Bolivia rispetto al dossier del Sahara occidentale, in linea con il quadro multilaterale delineato dalle Nazioni Unite e dalle più recenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza. Nella dichiarazione, La Paz ribadisce il proprio impegno a “contribuire in modo costruttivo agli sforzi internazionali volti a raggiungere una soluzione politica realistica, pragmatica e duratura, basata sul compromesso”, conformemente ai parametri stabiliti dall’ONU.
Parallelamente alla sospensione del riconoscimento della RASD, Bolivia e Marocco hanno formalizzato la ripresa delle relazioni diplomatiche. Le due parti hanno concordato di ristabilire i canali ufficiali e di avviare le procedure necessarie per l’istituzione di missioni diplomatiche residenti a La Paz e a Rabat. Questa decisione apre una nuova fase nei rapporti bilaterali, caratterizzata dalla prospettiva di una rappresentanza permanente e da una cooperazione potenzialmente più strutturata nei settori politico, economico e culturale.
Il riposizionamento boliviano si inserisce in un contesto internazionale in evoluzione, segnato da una rinnovata dinamica diplomatica attorno alla questione del Sahara occidentale. Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo El Confidencial, gli Stati Uniti avrebbero convocato una terza riunione negoziale per il 23 e 24 febbraio a Washington, con l’obiettivo di giungere alla firma di un accordo quadro già nel mese di maggio, sempre nella capitale federale.
La nuova tornata rappresenta il terzo incontro in meno di un mese, dopo una sessione svoltasi a fine gennaio a Washington e un round tenutosi l’8 e 9 febbraio a Madrid. Questa accelerazione diplomatica viene interpretata come un chiaro segnale della volontà americana di imprimere una svolta a una controversia che si protrae da decenni.
Secondo fonti diplomatiche citate dal giornale, la dinamica in corso punterebbe alla creazione di un meccanismo tecnico ristretto composto da Marocco, Algeria, Mauritania e Stati Uniti, con il contributo di esperti delle Nazioni Unite e di specialisti internazionali. Il mandato di tale organismo sarebbe quello di affinare e rendere operativa la proposta di autonomia presentata da Rabat come base per una soluzione politica definitiva.
L’iniziativa di autonomia marocchina, sostenuta da diversi attori internazionali come piattaforma “realistica e pragmatica”, prevede l’attribuzione di ampie competenze amministrative e legislative al territorio del Sahara occidentale sotto sovranità marocchina. Essa si colloca nel quadro delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza che invitano le parti a negoziare senza precondizioni e in buona fede, con l’obiettivo di raggiungere una soluzione politica reciprocamente accettabile.
La risoluzione 2797 (2025) ha ribadito la centralità del processo politico condotto sotto gli auspici del Segretario generale delle Nazioni Unite e del suo inviato personale, incoraggiando le parti a riprendere il dialogo in un formato realistico e orientato al compromesso. L’attivismo statunitense sembra inserirsi proprio in questa cornice, con l’intento di favorire un’intesa che possa tradursi in un accordo quadro entro tempi relativamente brevi.
Il possibile coinvolgimento di Algeria e Mauritania in un meccanismo tecnico ristretto appare coerente con la configurazione regionale del conflitto e con il formato dei cosiddetti “tavoli rotondi” promossi negli anni scorsi dalle Nazioni Unite. Tuttavia, l’idea di una tabella di marcia accelerata, con una scadenza fissata già per maggio, rappresenta un elemento di novità che potrebbe modificare gli equilibri diplomatici attorno al dossier.
In questo scenario, la decisione della Bolivia assume una valenza simbolica e politica non trascurabile. La sospensione del riconoscimento della RASD e la ripresa delle relazioni con Rabat rafforzano la posizione marocchina sul piano internazionale e contribuiscono a consolidare la narrativa di un crescente sostegno alla soluzione basata sull’autonomia.
Resta da vedere se l’intensificazione degli sforzi diplomatici statunitensi porterà effettivamente alla firma di un accordo quadro e se le parti coinvolte riusciranno a convergere su un compromesso stabile e duraturo. Ciò che appare evidente è che il dossier del Sahara occidentale sta vivendo una fase di rinnovata centralità geopolitica, con sviluppi che potrebbero ridefinire gli assetti regionali e il ruolo dei principali attori internazionali nel Nord Africa.


