È tempo per l’Africa: quando la cooperazione diventa strategia

A margine della Coppa d’Africa 2025 organizzata in Marocco, Rabat non è stata soltanto la capitale del calcio africano, ma anche il centro di una riflessione politica ed economica di grande respiro. Nel quadro del Leopard Business Village — Expo CAN Marocco, leader istituzionali, investitori, rappresentanti del mondo imprenditoriale e giovani provenienti da diversi Paesi del continente si sono riuniti con un obiettivo preciso: rafforzare la cooperazione Sud-Sud tra la Repubblica Democratica del Congo (RDC) e il Marocco. Il messaggio guida dell’incontro, “È tempo per l’Africa”, ha sintetizzato un sentimento diffuso: il continente deve diventare protagonista del proprio destino economico.
Il contesto è particolarmente significativo. Oggi l’Africa rappresenta appena il 3% del commercio mondiale, una cifra che appare sproporzionata rispetto alla sua estensione territoriale, alla ricchezza delle sue risorse naturali e alla vitalità demografica. La frammentazione dei mercati, le difficoltà logistiche e la limitata integrazione regionale hanno spesso impedito al continente di esprimere pienamente il proprio potenziale. In questo scenario, l’incontro di Rabat ha voluto dimostrare che un’altra strada è possibile: costruire alleanze africane capaci di produrre risultati concreti, superando la logica degli eventi simbolici per entrare in quella delle partnership operative.
La firma di accordi di cooperazione tra RDC Stratégie, stakeholder marocchini ed EPIK Leaders ha dato un segnale chiaro in questa direzione. L’organizzazione panafricana, nota per il programma EPIK 100 dedicato ai giovani talenti emergenti, rappresenta l’idea che il futuro dell’Africa dipenda dalla formazione e dalla valorizzazione della nuova classe dirigente. In un’intervista rilasciata a Morocco World News, Bodom Matungulu, presidente di RDC Stratégie, ha sottolineato che non si trattava della conclusione di un evento, ma dell’inizio di un percorso. Diplomazia e sport, ha affermato, possono parlare con una sola voce quando l’obiettivo è creare opportunità concrete.
Uno dei temi centrali della serata è stato il soft power africano e il ruolo decisivo dei giovani. L’Africa è il continente più giovane del mondo e, nei prossimi decenni, concentrerà una quota crescente della popolazione globale. Questa realtà rappresenta una sfida e al tempo stesso un’opportunità straordinaria. Se accompagnata da investimenti in formazione, imprenditorialità e cooperazione regionale, la forza demografica può trasformarsi in un potente motore di crescita. Se invece rimane priva di strumenti adeguati, rischia di alimentare instabilità e migrazioni.
In questo quadro, la complementarità tra RDC e Marocco appare evidente. La RDC possiede vaste riserve minerarie strategiche, un enorme potenziale agricolo e un mercato interno che supera i cento milioni di abitanti, oltre a una posizione geografica centrale che la collega a nove Paesi. Il Marocco, dal canto suo, offre esperienza istituzionale, capacità di strutturazione finanziaria e competenze logistiche consolidate, frutto di una politica di apertura e modernizzazione portata avanti negli ultimi anni. In altre parole, la RDC porta risorse e mercati, mentre il Marocco porta struttura e capacità di esecuzione. Questa sinergia può diventare un modello di cooperazione interafricana basato non sulla dipendenza, ma sulla complementarità.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al turismo come leva di sviluppo. La RDC, situata nel cuore del continente, dispone di una biodiversità eccezionale e di un patrimonio naturale ancora largamente inesplorato dal punto di vista economico. Tuttavia, lo sviluppo di questo settore richiede fiducia degli investitori, stabilità e infrastrutture adeguate. In questo senso, la cooperazione con il Marocco può contribuire a rafforzare la credibilità internazionale dei progetti congolesi, creando un clima favorevole agli investimenti.
Il significato geopolitico di questi accordi va oltre la relazione bilaterale. Il messaggio implicito rivolto ad altri Paesi africani, incluso il Sudafrica, è chiaro: l’integrazione continentale non può essere rimandata. L’Africa deve superare la logica dei blocchi regionali isolati e costruire un sistema di cooperazione più ampio, capace di sviluppare catene del valore interne, trasformare localmente le materie prime e competere sui mercati globali.
Il fatto che tutto ciò sia avvenuto durante la Coppa d’Africa non è secondario. Lo sport rappresenta uno strumento potente di soft power e coesione, capace di creare spazi di dialogo informale in cui la diplomazia può muoversi con maggiore fluidità. In questo senso, il Leopard Business Village ha dimostrato che eventi sportivi di portata continentale possono diventare piattaforme per iniziative economiche e politiche di lungo periodo.
In definitiva, l’incontro di Rabat ha voluto affermare un principio semplice ma ambizioso: l’Africa può costruire il proprio futuro attraverso la cooperazione interna. Se la partnership tra RDC e Marocco produrrà risultati concreti, potrà diventare un modello replicabile, contribuendo ad aumentare la quota africana nel commercio globale e a rafforzare una classe dirigente panafricana capace di pensare e agire in termini continentali. È tempo per l’Africa non è soltanto uno slogan, ma una chiamata all’azione.

