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Sardegna: dietro il fumo degli incendi, se la finanza speculativa brucia presente e futuro

Dietro il fumo degli incendi in Sardegna: se la finanza speculativa brucia il futuro dell’isola

Mentre l’estate sarda viene tragicamente scandita, ancora una volta, dal suono delle sirene dei Canadair e dall’odore acre della cenere che copre i boschi e le valli dell’entroterra, c’è una domanda che la politica e il giornalismo d’inchiesta non possono più eludere: chi guadagna davvero dal fuoco?

La narrazione mainstream liquida spesso l’emergenza incendi come una fatalità legata esclusivamente al cambiamento climatico o al gesto isolato e folle di qualche piromane. Ma per chi è abituato a scavare dietro le quinte delle dinamiche di potere, i conti non tornano. Il fuoco, troppo spesso, è uno strumento di pressione economica silenzioso, utilizzato per deprezzare la terra, spezzare la resistenza delle comunità locali e fare spazio a enormi interessi speculativi.

È esattamente questo il nervo scoperto che viene descritto, con la precisione di un bisturi investigativo, nel romanzo politico Il Silenzio del Granito” di Eleonora Casula e Andrea Carmelita (pubblicato dal collettivo Arturo Merlini). Una fiction che assume i contorni di una cronaca fin troppo reale.

La finzione che anticipa e svela la realtà

Il libro si apre proprio con un dramma rurale che diventa immediatamente un caso finanziario internazionale: un incendio doloso nell’entroterra sardo in cui perde la vita il padre della protagonista, Elena Usai, una stimata revisore investigativa (forensic accountant) che lavora a Londra.

Tornata sull’isola, Elena scopre che quel fuoco non è stato una fatalità. È stato il prezzo pagato da un uomo che ha detto “no”. Un rifiuto netto alla vendita dei terreni di famiglia a una fondazione paravento, dietro la quale si muovono la camorra, la politica locale corrotta e l’alta finanza lussemburghese. L’obiettivo finale? Il Progetto Helios World, una mastodontica speculazione energetica mascherata da “transizione verde”.

Casula e Carmelita ci portano dentro la Sardegna profonda, quella aspro e spopolata, dove il silenzio secolare delle valli viene violato dal frastuono delle ruspe. Gli autori mettono a nudo un paradosso drammatico dell’attualità: come la transizione ecologica e i fondi miliardari possano trasformarsi, se privi di un controllo democratico e popolare, in gigantesche lavatrici di denaro sporco e in nuove ecomafie.

Il fuoco come strumento di “pulizia” economica

I roghi che stanno devastando la Sardegna in queste settimane per taluni sono tipici delle calde estati italiane ma, oramai, la storia ci insegna che dietro un incendio c’è sempre qualcosa, qualche ribellione, qualche affare criminale. Per molti ormai, gli incendi  non possono essere scissi dal dibattito politico ed economico che sta infiammando l’isola. La Sardegna è oggi al centro di una vera e propria corsa all’oro energetico, presa d’assalto da richieste di autorizzazioni per impianti eolici e fotovoltaici che spesso calpestano il valore paesaggistico e culturale del territorio.

In questo contesto, l’incendio doloso rischia di diventare un’efficace strategia di land grabbing (accaparramento delle terre):

  • Deprezzamento dei terreni: Il fuoco distrugge il valore agricolo, pastorale e boschivo di un’area, rendendo i proprietari più vulnerabili alle offerte d’acquisto delle multinazionali.

  • Incentivo all’abbandono: L’entroterra, già piagato dallo spopolamento, subisce il colpo di grazia economico, spingendo le nuove generazioni a cedere la terra e a emigrare.

  • Modifica d’uso del territorio: In contesti degradati dall’emergenza, la pianificazione del territorio rischia di essere guidata dall’urgenza e dagli interessi privati piuttosto che dalla tutela pubblica.

Come spiegano gli autori del libro, il territorio viene trattato da manager con qualifiche altisonanti come una mera “piattaforma di profitto”, ignorando la volontà e il benessere delle comunità che lo abitano.

Per spaccare il silenzio del granito: fare rumore

Di fronte a tutto questo, non ci si può  limitare a contare gli ettari bruciati o a fare la cronaca dei soccorsi. Bisogna avere il coraggio di andare alla fonte, seguire il flusso del denaro e unire i puntini. Chi finanzia queste grandi opere? Quali legami ci sono tra la geografia dei roghi e le mappe delle future installazioni industriali?

La difesa della Sardegna non è una battaglia di retroguardia o isolazionista. È una battaglia di giustizia sociale, inclusione e non-violenza attiva. Praticare il pacifismo e la non-violenza oggi significa anche opporsi alla violenza estrattivista che devasta l’ambiente in nome del profitto privato. Significa pretendere che la transizione ecologica sia democratica, pulita nella sostanza e non solo nel nome, e che nasca dal basso.

“Il Silenzio del Granito” rompe quel muro di omertà e rassegnazione. Sta a noi, attraverso un’informazione rigorosa, inclusiva e determinata, fare in modo che quel silenzio si trasformi in una voce collettiva. Perché la Sardegna smetta di essere terra di conquista e diventi, finalmente, un modello di futuro sostenibile e condiviso.

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"Amo ricercare, leggere, studiare ogni profilo dell'umanità, ogni avvenimento, perciò mi interesso di notizie e soprattutto come renderle ad un pubblico facilmente raggiungibile come quello della net. Mi piace interagire con gli altri e dare la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie potenzialità e fare perchè no, nuove esperienze." Eleonora C.

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