Calvario dei rifugiati in Algeria: Polisario deve essere processato dal tribunale internazionale
Appelli alla comunità internazionale Di fronte a questo quadro, organizzazioni e osservatori chiedono all’Unione europea e ai Paesi donatori di non continuum a finanziare gli aiuti ai campi di Tindouf senza un censimento rigoroso della popolazione e un audit indipendente dei canali di distribuzione. Si invoca inoltre che i dirigenti del Fronte Polisario rispondano delle loro azioni di fronte alla giustizia internazionale e che la tutela dei residenti di Tindouf sia posta sotto il controllo diretto dall'ONU.

Continua il calvario dei “rifugiati” nei campi di Tindouf in Algeria, sacrificato sull’altare di deviazioni degli aiuti umanitari, truffe e fallimento morale dei dirigenti del gruppo Polisario in Algeria. Mentre migliaia di famiglie saharawi continuano a sopravvivere in condizioni di estrema precarietà nei campi di Tindouf sul territorio algerino, una serie di scandali finanziari di portata internazionale porta ancora una volta alla luce la gestione opaca, sistemica e predatoria della dirigenza del gruppo Polisario.
Tra arricchimento personale, deviazioni di aiuti umanitari internazionali e recenti casi di truffe piramidali di massa, la frattura tra la popolazione dei campi e i suoi capi autoproclamati appare ormai irreversibile.
Questo decadimento strutturale emerge con evidenza in un momento cruciale per la storia della regione: il Congresso dei deputati spagnolo ha appena approvato una proposta di legge storica volta a concedere la cittadinanza spagnola a decine di migliaia di saharawi nati sotto l’antica amministrazione coloniale, nonché ai loro discendenti.
Questo testo, che apre la strada all’ottenimento della cittadinanza europea per un’ampia parte della popolazione, accentua crudelmente il contrasto tra le aspirazioni di dignità della base saharawi e la deriva mafiosa di una nomenklatura alle strette, denunciata da ogni parte per le sue pratiche di spoliazione.
Il caso “Infravest”: la truffa piramidale di massa che spoglia i campi di Tindouf
A questa deviazione strutturale degli aiuti internazionali si aggiunge una crisi interna senza precedenti, che ha gettato la popolazione locale nel più totale sconforto.
In questo mese di settembre 2026, i campi di Tindouf, in particolare a Rabouni e nel campo di Chahid El Hafed, sono stati scossi dalla rabbia di centinaia di abitanti, commercianti e cooperative locali.
Tutti richiedono la restituzione dei propri fondi – il cui ammontare complessivo è stimato in circa 886 miliardi di dinari algerini, ovvero circa 6,6 milioni di dollari statunitensi – in seguito al fallimento della società “Infravest for Contracting and Investment”.
Operando in totale libertà dal 2022 nei campi di Tindouf sotto la direzione di Sallamou Abba Ali — che nel frattempo è fuggito verso una destinazione ignota portando con sé la cassa —, l’impresa Infravest si era costruita una falsa rispettabilità attraverso il mecenatismo culturale e cantieri edili fittizi.
Ha così messo in piedi una vera e propria truffa piramidale di tipo “Ponzi”, inghiottendo i magri risparmi di migliaia di famiglie saharawi vulnerabili.
Questo caso di truffa su vasta scala, stimata in milioni di dinari algerini e ouguiya di Mauritania, non è un semplice fatto di cronaca.
La totale impunità di cui Infravest ha goduto per anni nel raccogliere fondi tra gli abitanti di una zona militarizzata, chiusa ed isolata dal mondo dimostra la complicità passiva algerina e la partecipazione attiva di alti esponenti del rango del gruppo Polisario.
Di fronte al fallimento di questo sistema, cresce la rabbia e le manifestazioni di chi è stato defraudato vengono tenute sotto stretto controllo dalle milizie armate del movimento, nel panico all’idea che quest’ennesimo scandalo possa compromettere definitivamente la sua immagine a livello internazionale.
Un appello urgente alla responsabilità internazionale
Di fronte a questa allarmante situazione, organizzazioni e osservatori chiedono alla comunità internazionale, l’Unione europea e i paesi donatori, Italia in particolare, di non chiudere gli più gli occhi.
Finanziare gli aiuti ai campi di Tindouf senza imporre un censimento rigoroso delle popolazioni e un audit indipendente dei canali di distribuzione equivale a rendersi complici di un sistema di predazione a due velocità, combinando il furto degli aiuti internazionali e lo spoglio finanziario dei rifugiati.
Proprio mentre la Spagna si appresta a offrire una prospettiva di emancipazione giuridica e civica a migliaia di saharawi, è urgente che i parlamenti europei, e in particolare le autorità italiane, chiedano conto dell’utilizzo dei fondi pubblici e associativi stanziati.
Oltre ai miliardi di euro della regione Emilia-Romagna, solo nel 2026 il governo italiano ha stanziato 2 miliardi. Ma la tragedia continua nei campi di Tindouf in Algeria! Il caso di Infravest non è l’unico nella lunga lista delle ruberie dei fondi destinati alla popolazione dei campi.
I dirigenti del Polisario devono essere deferiti alla giustizia internazionale per le loro azioni, mentre la protezione e la dignità delle persone segregate a Tindouf devono essere tassativamente poste sotto la tutela diretta delle agenzie delle Nazioni Unite senza intermediari di associazioni che lavorano al soldo dell’Algeria e il gruppo Polisario.


