Meridiana: gli investimenti nel trasporto aereo secondo l’AD Scaramella

“L’Italia ha bisogno di un trasporto aereo forte. Il settore è il più grande moltiplicatore di investimenti al mondo: per 1 dollaro investito in trasporto aereo se ne producono 9”
Chi l’ha affermato recentemente? Richard Anderson CEO di Delta Air Lines?
No, Roberto Scaramella, AD e tagliatore di teste di Meridiana Fly. Proprio lo stesso Ing. Scaramella, quello degli aerei dismessi, del traffico girato ad Air Italy, orgoglioso anfitrione nella presentazione della recente branca Express di Meridiana, che ha differenziato il business aziendale con l’ingresso nella flotta di un bel parco autobus, senza dimenticare la partnership con Avios, presentata in pompa magna in un centralissimo ed “economico” albergo della capitale. Tutto secondo linee di business assolutamente incongruenti.
Davanti a queste dichiarazioni, rilasciate alla stampa qualche giorno fa durante l’evento “United for Egypt” a Marsa Alam, è lecito domandarsi dove siano finiti i milioni di euro generosamente versati da Akfed in questi ultimi 10 anni, che invece di moltiplicarsi col rapporto di 1 a 9 e di tradursi in aerei e rotte, hanno a malapena tappato i buchi di bilancio.
Con questa premessa risulta motivata la partecipazione dei dipendenti alle iniziative di protesta che provengono da più parti, forse la mobilitazione è un atto dovuto. L’unità c’è ed è palpabile, nonostante l’atteggiamento silente e velatamente complice con la dirigenza di alcune sigle sindacali snaturate e svilite, in evidente crisi di identità, che “rappresentano” a malapena pochi lavoratori – si contano sulle dita delle mani – di fronte alle migliaia di esuberi previsti.
In questo momento difficile, se esistesse un’alternativa allo sciopero per dimostrare dissenso, sarebbe percorsa, ma all’esasperarsi delle situazioni e alle continue emergenze su voli operati da Meridiana si deve reagire con compattezza e fermezza.
Non esistono sfumature o chiaro scuri.
A fine estate fonti aziendali e di stampa danno per certa la fuoriuscita del settore Airbus dalla flotta Meridiana e questo si tradurrà in ulteriori esuberi che si sommeranno a quelli già esistenti.
La CIGS, mezzo di sostentamento transitorio per i lavoratori e le loro famiglie che doveva servire per ristrutturare e rilanciare, e che con questo intento era stata richiesta a febbraio del 2011 attraverso l’apertura della procedura 223, altro non è stata che un parcheggio durante il quale si è rimpicciolita una azienda malata e mai davvero curata, per riportarla alle dimensione misere dei primi anni ’90.
Non un euro in più di utile, solo 190 milioni di buco, non un cambio flotta, promesso da tutti e mantenuto da nessuno, nessun ammodernamento. Solo ed esclusivamente un travaso di attività verso la controllata, e, come proposta diretta a chi in questa azienda ha speso una vita, un bel job posting verso Air Italy, ovvero la richiesta di licenziarsi da Meridiana per andare a lavorare nella controllata perdendo tutti i diritti acquisiti in decine di anni di lavoro, anzianità e a condizioni assolutamente peggiorative, un colpo di spugna complessivo ed umiliante sulle conquiste ed il lavoro di una vita.
Le compagnie aeree di mezzo mondo sostituiscono aeroplani ogni 7 anni, Meridiana si tiene stretti gli Md80 perché non paga i leasing (affitto) su queste macchine. Peccato che però, che per far muovere un aereo, serva il carburante, che da solo incide tra il 30 ed il 35% sul bilancio di tutto l’anno, ed incide con una percentuale via via crescente più la flotta è vecchia. Come dimostrano fatti recenti inoltre, non sembra nemmeno che Meridiana sia ben vista dai fornitori del carburante, visto che la stessa ENI, ha bloccato a terra tre voli per mancati pagamenti a Torino Verona e Venezia.
Quei pochi aerei che volano, sono riempiti al 65% di media (load factor), la media delle compagnie aeree senza pullman, come riferisce la IATA, viaggia intorno al 79% di load factor. Un basso load factor non consente profitti di sorta. Rudimenti base di Trasporto aereo.
Parafrasando alcuni sedicenti sindacalisti secondo i quali, il progetto dell’AD e di Akfed non devieranno di un millimetro qualsiasi cosa si faccia, ci sentiamo di dire che, anche se siamo agonizzanti, l’istinto di sopravvivenza in certi momenti è più forte di qualsiasi cosa. Non ci si lascia morire solo perché chi ti vuole morto è più forte di te. Si combatte fino all’ultimo respiro e si rialza la testa fino all’ultimo alito di vita.
Altrimenti oltre ad abituarsi all’omertà come fisiologica forma di accettazione passiva degli eventi, ci toccherà pure farci accoltellare facendo affondare la lama in un ventre molle.
Per maggiori informazioni:
https://www.facebook.com/sonounesuberomeridiana
(nota firmata)