Apertura del processo del gruppo “Gdeim Izik” in un tribunale civile a Salé, Marocco

Iniziato nei giorni 23 e 24 gennaio 2017 il nuovo processo del gruppo Gdeim Izik dinnanzi a un tribunale civile dopo che la Corte di Cassazione marocchina ha annullato il precedente processo dinnanzi al tribunale militare e a seguito dei verdetti pronunciati contro le 24 persone condannate per gli incidenti di Gdeim Izik e ha ordinato il rinvio del dossier alla giustizia civile, dinnanzi ai tribunali civili.
Le riforme intraprese dal Marocco, a partire dal 1999, nell’ambito dei Diritti Umani sono considerevoli. Il contributo della legislazione marocchina in questo ambito è esemplare in particolar modo con la Costituzione del 2011 che garantisce i diritti fondamentali, in particolare il diritto al ricorso ed i diritti della difesa.
Gli incidenti di Gdeim Izik, che risalgono ai mesi di ottobre e novembre 2010 in occasione dello smantellamento del campo eponimo, avevano causato 12 morti tra le fila delle forze dell’ordine, di cui un elemento della Protezione civile, 70 feriti tra le forze dell’ordine ed altri 4 tra i civili, ed enormi danni materiali ad edifici pubblici e beni privati. Considerata la legislazione in vigore in Marocco al momento dei fatti e la natura delle vittime (forze dell’ordine), il trattamento del dossier degli avvenimenti era di competenza della giustizia militare e gli imputati sono stati processati dal tribunale militare nel 2013.
Il 17 febbraio 2013 il tribunale militare di Rabat aveva condannato a pene che andavano da 2 anni di reclusione all’ergastolo (2; 20; 25; 30 anni; e ergastolo) le 24 persone coinvolte in tali incidenti, perseguite per “costituzione di banda criminale” e “violenza ai danni delle forze dell’ordine arrecanti la morte con premeditazione e complicità”.
La Corte di Cassazione aveva poi annullato, a luglio 2016, il verdetto pronunciato ai danni delle persone condannate e ritenute responsabili degli incidenti di Gdeim Izik e ordinato il rinvio del dossier dinnanzi alla Corte d’Appello.
Nella seduta del 26 dicembre scorso la Camera criminale presso il distaccamento della Corte d’appello di Salé ha deciso, su richiesta della difesa, di rinviare al 23 gennaio 2017 l’esame del caso degli imputati nel quadro di detti tragici eventi. Si tratta di un processo che rispetta pienamente i diritti della difesa dato che gli accusati hanno la possibilità di esprimersi liberamente e i loro avvocati sono naturalmente presenti al processo e hanno avuto accesso al dossier.
E’ un processo puramente criminale, non c’è assolutamente nulla di politico; si tratta di fatti criminali indicibili che hanno causato 12 morti e 70 feriti tra le forze dell’ordine disarmate. Sono fatti odiosi, condannabili, sul piano del diritto comune, per gli atti commessi, ovvero omicidi, ed enormi danni materiali ad edifici pubblici e beni privati.
Vi sono tutte le condizioni perché si passi da uno statuto di giurisdizione d’eccezione ad uno statuto di giurisdizione di diritto comune, ponendo così sia gli accusati che le vittime in condizioni più favorevoli per l’esercizio del loro diritto di difesa. Il procedimento dinnanzi ad una giurisdizione di diritto comune degli imputati nella causa Gdeim Izik permette di garantire un processo equo, di far conoscere la verità, di portarla a conoscenza di tutti e di condannare i colpevoli.
Quello che è stato fatto nel procedimento è un grande passo avanti. Occorre ricordare che, anche a livello del primo processo, tutti gli osservatori hanno ritenuto che ci fosse una volontà manifesta dei giudici di rispettare i principi fondamentali che caratterizzano il processo equo.
Tutto ciò rientra nell’applicazione dell’articolo 6 della convenzione europea di salvaguardia dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali relativi al processo equo, che è un processo che dà delle garanzie che si ritrovano in tutte le giurisdizioni di diritto comune. Il Marocco procede nella giusta direzione per assicurare la difesa dei diritti delle persone e garantire la separazione dei poteri.
Non vi sono più dubbi sulla buona fede del Marocco che, grazie alla lungimiranza di SM il Re Mohammed VI, ha fatto la scelta irreversibile di costruire uno Stato di diritto rispettoso dei diritti umani riconosciuti a livello universale.

