Comunicati Stampa

Cologno Monzese, giornata internazionale contro l’omofobia, il Comune ospita “Mio figlio. L’amore che non ho fatto in tempo a dirgli”

L’Amministrazione Comunale di Cologno Monzese
quest’anno ha deciso di ricordare la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia
indetta per il 17 maggio di ogni anno con la risoluzione del Parlamento Europeo del 26 aprile 2007,
ospitando “Mio figlio. L’amore che non ho fatto in tempo a dirgli”, il libro di Marco Termenana.
Il volume, infatti, viene dibattuto venerdì 17 h. 21, presso Villa Casati, Sala Pertini, in via Giuseppe Mazzini,
9 (raggiungibile anche con la linea verde del metrò, fermata Cologno Centro).
Dopo i saluti del Sindaco Stefano Zanelli, introduce Loredana Manzi, Vicesindaco ed Assessore alla Cultura
ed allo Sport.
Modera il giornalista Fabio Benati, ormai storica spalla dell’autore nelle sue serate lombarde.
L’evento è sponsorizzato dalla Willchip International s.r.l. di Milano.
Accesso libero fino ad esaurimento posti.
Marco Termenana con lo pseudonimo di El Grinta, sullo stesso argomento, ha già pubblicato “Giuseppe”.
I romanzi sono ispirati al suicidio di Giuseppe, il primo dei tre figli, quando in una notte di marzo 2014 apre
la finestra della sua camera, all’ottavo piano di un palazzo a Milano, e si lancia nel vuoto.
Con lucidità impressionante e senza mai cadere nella retorica, la storia racconta il (mal) vivere di chi si è
sentito sin dall’adolescenza intrappolato nel proprio corpo: la storia di Giuseppe è infatti anche la storia di
Noemi, alter ego femminile, che assume contorni definiti nella vita dei genitori solo nel momento in cui si
toglie la vita.
Tragedia non solo di mancata transessualità ma anche di mortale isolamento, al secolo hikikomori.
Ricordiamo che hikikomori è un termine giapponese e letteralmente significa “stare in disparte”: in
sostanza, si tratta di una malattia mentale consistente nella scelta di rifuggire dalla vita sociale e familiare e
colpisce soprattutto i ragazzi giovani.
Loredana Manzi spiega le ragioni di questa iniziativa:
“Ho voluto questo evento anche per il nostro territorio, perché credo che sia molto opportuno dibattere tra
di noi i temi del libro. È soprattutto l’occasione per ricordare non solo Giuseppe Noemi, ma pure per aiutare
nella riflessione, i nostri concittadini e le loro famiglie che hanno in corso storie legate ad identità di genere
in corso di definizione. Ciò, ovviamente, al di là dell’opportunità che abbiamo voluto creare per onorarne il
ricordo e tenerne viva la memoria del figlio dell’autore.”
Questo il pensiero di Marco Termenana:
“Non è la prima volta che la storia e quindi la memoria di Giuseppe viene colta per aiutare a far riflettere
altri.
Credo che, dopo anni che giro per l’Italia, la mia idea fissa si conosca: ho scritto solo per ritrovare mio figlio
perché il dolore era (ed è) atroce e non si sopravvive senza un adeguato meccanismo compensativo, che ho
trovato nella scrittura. Certo, se con la mia testimonianza posso portare valore aggiunto, sono contento e
così avrò, di fatto, dato anche senso alla stupida ed inutile morte di mio figlio.
La mia disperazione viene sempre scambiata per coraggio, ma, sta di fatto, che il mio raccontare le cose in
modo schietto e verace, da quello che ho capito, aiuta a riflettere e a sviluppare un’azione di autodiagnosi.

Ed è questo quello di cui forse abbiamo bisogno, indipendentemente dal transessualismo e dall’hikikomori”.

L’autore è contattabile attraverso la sua pagina Facebook “Marco Termenana”

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