Militello Val di Catania, i Borghi più belli d’Italia in Sicilia chiedono un tavolo istituzionale per la tutela della aree interne

Le aree interne del paese sono una risorsa se diventano un punto strutturale dell’agenda di governo nazionale e territoriale. L’invito durante il discorso di fine anno del Presidente Mattarella a rispettare la qualità della vita dei cittadini e delle cittadine che vivono nelle aree interne del nostro Paese ha riacceso l’interesse sull’importanza di strutturare politiche attive per il sostegno dei piccoli comuni, svantaggiati dall’assenza di servizi e dal fenomeno dello spopolamento.
L’impegno dell’Associazione I Borghi più belli d’Italia in Sicilia
L’Associazione dei Borghi più belli d’Italia in Sicilia sostiene con forza e risponde con gratitudine all’appello del Presidente Mattarella di adeguare i servizi e i collegamenti nelle aree interne, affinché la ricerca e definizione di misure e interventi diventi un impegno strutturale e concreto nelle agende delle politiche del governo regionale e nazionale. L’Associazione, sia sul piano nazionale che territoriale, rinnova il suo costante supporto a definire i tavoli di discussione politica per contribuire attivamente ad invertire la rotta della crisi in atto e per garantire la “pienezza di cittadinanza” invocata con forza dal Presidente della Repubblica. E lo fa anche con una lettera indirizzata a Sergio Mattarella scritta da Fiorello Primi, presidente de “I Borghi più belli d’Italia”.
I dati nazionali della crisi delle aree interne
Secondo Openpolis in Italia sono 178 i comuni sotto i cinquemila abitanti e 46 le province in cui i servizi essenziali distano almeno 40 minuti dai piccoli centri abitati: oltre 13 milioni di cittadini che vivono nelle aree interne e nelle isole minori subiscono una violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione.
L’assenza di servizi essenziali ha delle conseguenze e delle ricadute sulla popolazione: tra il 2002 e il 2022 sono stati 330 mila i giovani ad aver abbandonato le aree interne, secondo ISTAT, un dato allarmante che evidenzia la carenza di politiche giovanili per trattenere laureati e studenti sul territorio.
La mancanza dei servizi essenziali che condiziona la vita dei cittadini, in particolare al Sud e in Sicilia, ha una ricaduta tangibile anche sulle nascite e sul futuro dei territori: entro il 2030 è stato stimato che la provincia di Enna avrà l’11% in meno di bambini, un dato più elevato di quello nazionale che si ferma al -8,3% (Fonte: Openpolis).


