Stornarella e Ordona, gli studenti incontrano Marco Termenana, autore di Mio figlio. L’amore che non ho fatto in tempo a dirgli

L’IC “Aldo Moro” di Stornarella e Ordona, Foggia, lunedì 5 maggio ospita un momento davvero particolare: gli studenti della scuola media incontrano (e dibattono) Marco Termenana, pseudonimo, autore del libro Mio figlio. L'amore che non ho fatto in tempo a dirgli.
Introduce la Dirigente Scolastica Dottoressa Maria Anna Valvano. Salutano il Sindaco di Stornarella Massimo Colia e la Sindaca di Ordona Adalgisa La Torre.
Modera la Professoressa Michela Toto, cioè la referente per il contrasto al bullismo della scuola.
Grazie al collegamento on line ereditato dall’epoca COVID, i ragazzi andranno a scuola regolarmente, ma potranno connettersi dalle loro classi con l’autore che sarà collegato in video conferenza da Milano, città in cui vive.
Ma chi è Marco Termenana?
Con lo pseudonimo di El Grinta, sullo stesso argomento, ha già pubblicato Giuseppe.
La storia, che racconta del vero suicidio di Giuseppe, il primo dei tre figli quando, in una notte di marzo 2014, apre la finestra della sua camera, all'ottavo piano di un palazzo a Milano e si lancia nel vuoto, è una lucida testimonianza di un papà che scrive delle difficoltà della famiglia alle prese con il (mal) vivere di chi si è sentito sin dall'adolescenza intrappolato nel proprio corpo: la storia di Giuseppe è infatti anche la storia di Noemi, alter ego femminile.
Tragedia non solo di mancata transessualità ma anche di mortale isolamento, al secolo hikikomori.
Ricordiamo che hikikomori è un termine giapponese e letteralmente significa “stare in disparte”: in sostanza, si tratta di una malattia mentale consistente nella scelta di rifuggire dalla vita sociale e familiare e colpisce soprattutto i ragazzi giovani.
E perché questa iniziativa?
Ce lo dice la Dirigente Scolastica Dottoressa Maria Anna Valvano:
“Questa iniziativa è stata fortemente voluta da me e accolta con sensibilità dai docenti, perché condividiamo l’idea che la scuola ha il dovere di organizzare iniziative volte a sensibilizzare gli studenti alla lotta all’omofobia e alla trans fobia. Tra i nostri alunni, poi, stiamo constatando un fenomeno di isolamento in crescita tale da destare preoccupazione e la scuola non può fingere di non vedere.
Ho pensato molto se fosse giusto condividere con loro una storia di dolore così forte. Ho condiviso il mio dubbio con i docenti di lettere e insieme abbiamo pensato che è importante poter ascoltare la testimonianza di un padre che ha vissuto una tragedia così grande, sentendosi spesso inadeguato nel suo ruolo, così come spesso accade anche a noi, in quello di genitori e di educatori”.
“In qualità di Referente per il contrasto al Bullismo e Cyberbullismo – aggiunge la Professoressa Toto – evidenzio che la nostra scuola vuole essere uno spazio di ascolto che investe in iniziative che promuovono la resilienza e la consapevolezza emotiva negli studenti, collaborando in rete con gli enti che operano sul territorio. La creazione di un ambiente scolastico inclusivo, attento al rispetto della diversità e al diritto di essere liberi, è fondamentale per prevenire comportamenti a rischio”.
Questo invece il pensiero di Marco Termenana:
“È con piacere che incontro questi studenti della provincia di Foggia: i ragazzi sono sempre interessati alla storia di Giuseppe; sono degli ascoltatori attenti ma spietati. A proposito della loro età, credo che questa scuola abbia operato una scelta lungimirante: ho ben chiaro il ricordo di quando, in seconda media, mio figlio ha cominciato ad esprimere i primi turbamenti e proprio io l’accompagni alla visita filtro dello Sportello Ascolto. È questa, cioè, la fase della crescita, in cui si possono intercettare i disagi e si può confidare di poter portare qualche correttivo adeguato. Poi diventa tardi. I momenti come questo mi consentono di esprimere la mia esperienza di “testimone
oculare involontario”. Il dolore è sempre atroce. Ho scritto solo per ritrovare Giuseppe, ma se attraverso il mio racconto e la conseguente riflessione, posso migliorare anche solo di poco la vita di qualcuno, studente, genitore o docente che sia, sono contento. Così avrò dato anche senso all’ inutile morte di mio figlio”.




