Roma, intervista a Francesco Guadagnuolo: “Il mondo tra 50 anni. L’Humanitas dopo la soglia”

Maestro Guadagnuolo, la sua prima Humanitas risale a 45 anni fa. Oggi, con la trilogia “Magnifica Humanitas”di Papa Leone XIV e con Humanitas Cartografica, sembra che quella visione sia diventata profezia. Come immagina il mondo tra 50 anni? Guadagnuolo: «Quando incisi le sei acqueforti di Humanitas avevo circa venticinque anni. Non sapevo ancora che quelle lastre avrebbero anticipato un mondo in cui l’uomo sarebbe stato costretto a interrogarsi di nuovo sulla propria origine e sul proprio destino. Oggi, dopo l’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV, capisco che quella Cartella non era un punto d’arrivo, ma un varco.
Tra cinquant’anni l’uomo vivrà in un mondo iperconnesso, dove la tecnica avrà raggiunto una pervasività totale. Ma non sarà la tecnica a definire l’uomo: sarà l’uomo a dover decidere se restare umano». Il volto Terra e la rete planetaria: un’icona del futuro. La sua recente Humanitas Cartografica sembra già parlare di quel futuro. Che cosa ci dice quell’immagine sul destino dell’uomo?
Guadagnuolo: «Il volto Terra è la chiave. Ho voluto mostrare un uomo che porta sulla pelle la memoria geologica della creazione: crepe, stratificazioni, ferite, ma anche radici. È l’uomo tratto dall’adamah, dalla polvere, come ricorda la Genesi.
Dietro di lui, la mappa planetaria illuminata dai nodi urbani è la nostra nuova condizione: siamo creature terrestri immerse in una rete globale. Non più individui isolati ma nodi di una relazione planetaria.
Tra cinquant’anni questa immagine sarà realtà: l’uomo sarà Terra e Rete insieme. Materia e connessione. Fragilità e responsabilità».
Come cambierà il lavoro?
Lei ha spesso parlato di “vocazione” più che di professione. Che cosa accadrà al lavoro umano?
Guadagnuolo: «Il lavoro come lo abbiamo conosciuto scomparirà. L’automazione avrà assorbito quasi tutte le mansioni ripetitive. Ma questo non sarà un impoverimento: sarà un ritorno.
L’uomo tornerà a essere artefice, non ingranaggio. Il lavoro diventerà un atto creativo, un gesto di responsabilità, un servizio alla comunità. Non più necessità economica ma vocazione.
La vera sfida sarà educare l’uomo a non delegare alla macchina la propria coscienza».
La nuova Humanitas: discernimento nell’epoca delle reti.
Papa Leone XIV parla di “intelligenza morale”. Lei come la interpreta?
Guadagnuolo: «L’intelligenza morale è lo sguardo. Per questo negli occhi del volto Terra ho messo una luce quasi sovrannaturale: è il discernimento.
Tra cinquant’anni non ci verrà chiesto di essere più intelligenti delle macchine – sarebbe inutile – ma più consapevoli. La tecnica non è un idolo né un nemico: è un ambiente. E come ogni ambiente può essere abitato con responsabilità o con incoscienza.
La nuova Humanitas sarà la capacità di custodire la Terra e la Rete insieme».
Una spiritualità della rete.
Lei parla spesso di “spiritualità della rete”. Che cosa significa?
Guadagnuolo: «Significa riconoscere che la rete non è solo un’infrastruttura tecnologica, ma un’estensione della nostra relazionalità. La rete può diventare luogo di dispersione o luogo di comunione.
Tra cinquant’anni avremo bisogno di una spiritualità capace di abitare la connessione senza esserne travolti.
Una spiritualità che unisca:
memoria della creazione;
responsabilità planetaria;
discernimento etico;
cura dell’altro.
L’Humanitas Cartografica è un’icona di questo: l’uomo come cartografia vivente».
Maestro, in una frase: come sarà l’uomo tra 50 anni?
Guadagnuolo: «Sarà un essere fragile e luminoso: radicato nella Terra, immerso nella Rete, guidato
dalla coscienza. Un uomo che avrà attraversato la tecnica senza perdere il mistero».



