Economia

La riforma del mercato del lavoro. Le novità introdotte e gli effetti sulle imprese. Il Caso Sardegna

Seminario CNA

L’Italia, secondo i dati forniti dalla commissione europea, è in fondo alla classifica dei 27 paesi europei per quanto riguarda l’efficacia del sistema di istruzione, formazione e del mercato del lavoro.
E’ indubbio che una buona regolazione del mercato del lavoro produca effetti positivi in termini di produttività, competenza, qualità, mobilità e sicurezza sociale; che alcune delle criticità strutturali di lungo periodo producano fenomeni di disuguaglianza sociale non più sostenibili dal paese e costituiscano un limite oggettivo alle politiche di sviluppo.
CNA ha condiviso – dichiarano Bruno Marras e Francesco Porcu, presidente e segretario regionali – la filosofia e le motivazioni di fondo a cui si ispira il progetto di riforma Fornero, a partire dall’obiettivo di superare progressivamente l’assetto duale del mercato del lavoro, spaccato a metà, tra lavoratori protetti da un sistema di garanzia molto robusta ed altri esclusi e privi di ogni forma di tutela, prevalentemente i giovani e le donne.
CNA ritiene che la formulazione che il Governo ha dato nel trasformare il documento discusso con le parti sociali, presenti squilibri tra i meccanismi di ingresso e quelli in uscita dal mercato del lavoro che per questo necessita di correttivi.
Risultano eccessivi e penalizzanti i meccanismi di ingresso nel mercato, che devono essere mitigati.
CNA ritiene necessario garantire la sicurezza e la tutela dei lavoratori, anche operando una rigorosa selettività tra forme buone e cattive di flessibilità, ma avendo l’accortezza di non colpire indiscriminatamente tutte le forme di flessibilità, che rischierebbero di porre il nostro paese fuori dalla competizione globale.
Ma le regole del mercato, per quanto virtuose, non bastano a creare occupazione – dichiarano Marras e Porcu – in assenza di politiche di sviluppo, senza un rilancio degli investimenti, una aggiornata e selettiva politica industriale, una riduzione della pressione fiscale e del costo del lavoro. La sfida che abbiamo davanti è quella della crescita e della ripresa dell’occupazione.
E’ su questo versante che i governi nazionali e regionale devono operare con maggiore urgenza.

Secondo i dati esaminati nel seminario della CNA, la Sardegna è una pentola a pressione.
Cresce e allarma il disagio sociale. I dati sui giovani, sulla disoccupazione, la crescita della povertà, lo stato delle imprese vessate da una P.A. vessatoria, inefficiente e inaffidabile, producono una condizione di sofferenza esplosiva.
Sono oltre 85.000 i sardi che usufruiscono dei principali ammortizzatori sociali, come attestano i dati di fonte INPS Regione Sardegna. Crescono con una progressività sconcertante i beneficiari della indennità di mobilità, passati da 3.055 unità nel 2009 a 3.023 del 2010 per attivare a 3.998 nel 2011.
La cassa integrazione in deroga è cresciuta nel territorio del 350%. Le ore pagate passano dai 2 milione del 2009 ai 7 milioni del 2011.
Nell’artigianato da 21.578 a 716.755.
Su scala regionale – dichiarano i vertici CNA – il governo, dopo aver licenziato una manovra di bilancio deludente, è immobile ed inoperosa, rispetto alla straordinarietà degli effetti prodotti dalla grave recessione in atto. Non si intravede alcuna delle misure di contrasto alla crisi sollecitate e concordate con le parti sociali:
• non c’è traccia alcuna dell’impegno assunto di attivare 100 milioni di spesa aggiuntiva in opere immediatamente cantierabili. La finanziaria prevede 47 milioni di euro che però fanno parte di impegni pregressi da tempo programmati;
• ne’ risulta avviato alcun processo di efficientamento della P.A. regionale: disattesi gli impegni sul fronte dei pagamenti alle imprese;
• sulla costituzione di una centrale unica di accreditamento;
• sulla costituzione di una centrale unica di pagamento;
• del fondo anticrisi si è persa traccia e non risulta neppure citato tra gli atti preparatori;
• sulla continuità territoriale merci, la finanziaria destina per il 2012 6 milioni di euro, la misura è tutta da costruire e va verificata la fattibilità tecnica;
• non si ottengono risultati nel tavolo di confronto con il governo Monti su entrate, fondi Fas, patto di stabilità, insularità;
• il sistema trasportistico regionale è in pieno caos e si annuncia una stagione turistica assai pesante.
Il governo regionale non può restare inerme; oggi più che mai servono fatti e bisogna produrli in fretta.

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