Sardegna: un maxi paradiso fiscale nel cuore del Mediterraneo? Zona Franca fra meno di 90 giorni? Vero?
Sardegna, ma sarà veramente paradiso fiscale? Via l’Iva e benzina a metà prezzo. Vero? Possibile? Quando? Per Quanto?
Cosa succede? Un sogno o una mossa elettoralistica?
Sembra infatti che il percorso verso la Zona Franca sia l’ultima mossa della giunta regionale di centrodestra di Ugo Cappellacci, una mossa importante che avverrebbe a giugno, esattamente dopo la ipotetica restituzione IMU alle famiglie meno abbienti, con un reddito inferiore ai 20mila euro e con una sorta di salario sociale saldato ai disoccupati sardi in particolari situazioni di disagio ma non sarà dato il euro, moneta corrente, l’assegno sociale sarà in Sardex, moneta elettronica locale per altro nemmeno troppo diffusa.
La Zona Franca però non è una novità di Cappellacci infatti la sua istituzione era previsto nello Statuto sardo del 1948, ma di fatto mai attuato.
L’articolo 12 dello Statuto della RAS Il regime doganale della Regione è di esclusiva competenza dello Stato. Saranno istituiti nella Regione punti franchi. Così recita il comma 1. Ma negli ultimi 60 anni non è successo nulla se non una rinnovata proposta sui porti franchi per altro mai messa in pratica.
C’è qualcuno che ci crede davvero in una Sardegna come Livigno? A non crederci è proprio il corpo politico sardo.. Sembra strano ma è così. Lettera43 ne fa un ottimo riassunto che qui riportiamo.
LEGGE CHIUSA IN UN CASSETTO. «Vogliamo il lavoro, non l’assistenzialismo. Ma ci devono essere le condizioni per ripartire. La zona franca è fattibile, è già prevista in una legge chiusa in un cassetto per troppo tempo».
Parla così Andrea Impera, presidente del Movimento artigiani e commercianti liberi che ha dato vita nel 2011 a numerose manifestazioni di piazza e blocchi stradali soprattutto contro Equitalia. «Siamo ormai 80 coordinatori», spiega a Lettera43.it, «e puntiamo al raddoppio per coprire l’intero territorio e spiegare alla gente di cosa stiamo parlando».
SOLUZIONE PER RIPARTIRE. Per lui e il Movimento, «la zona franca è in grado di risollevare le sorti dei piccoli». E di attirare altri investimenti, per questo critica l’atteggiamento degli scettici convinti, soprattutto a sinistra.
Ma non risparmia neppure il promotore dell’ultima iniziativa, Cappellacci: «Fa un passo avanti e uno indietro. Non servono comunicazioni, basta fare un atto concreto, c’è un decreto legislativo del 1998, che contiene le norme attuative dello Statuto, anche in riferimento alla zona franca». Ma è rimasto appunto, lettera morta.
«L’Europa non permetterà di realizzare un paradiso fiscale»
La norma in questione prevedeva l’istituzione non di una zona franca totale, che comprende il perimetro dell’intera Isola, bensì di sei aree circoscritte ai porti di Cagliari, Portovesme, Oristano, Porto Torres, Olbia e Arbatax. Qualche giorno fa la paternità era stata rivendicata da Federico Palomba, ora deputato uscente dell’Italia dei valori, negli Anni 90 alla guida della Regione. Lo ha fatto anche in un editoriale pubblicato su La Nuova Sardegna in cui comunque ha dato la sua stroncatura: «Difficile che oggi, di punto in bianco, l’Europa in un impeto di generosità permetta che anche in Sardegna si verifichino le condizioni per realizzare un paradiso fiscale». SCETTICISMO PER IDV E PD. Intanto si è già espresso l’europarlamentare sardo dell’Idv, Giommaria Uggias: «La richiesta non mi pare attuabile. Le aree extradoganali sono già state individuate e non vedo la possibilità di deroghe». Stessa posizione di Francesca Barracciu, europarlamentare del Partito democratico che ha sostituito a gennaio Rosario Crocetta, diventato governatore siciliano, e consigliere regionale: «Cappellacci deve smetterla di prendere in giro i cittadini sardi come Silvio Berlusconi ha fatto per anni con le popolazioni colpite dal terremoto de L’Aquila». M5S: SFIDA GIÀ PERSA. Pure il Movimento 5 stelle sardo ha detto la sua e l’ha fatto attraverso un gruppo di studio di cui fa parte anche il neoparlamentare Andrea Vallascas: «La delibera non solo non avvia il procedimento giuridicamente previsto per l’istituzione di una qualsivoglia zona franca, ma fa perdere ulteriore tempo prezioso andando a incagliarsi in un contenzioso con lo Stato italiano e con l’Ue, che sarebbe già perso in partenza». Sentenza: non si può fare. Posizione distante e prudente quella della Confartigianato sarda, che addirittura mette in dubbio i vantaggi fiscali per le imprese dell’Isola. Insomma, prima di tutto i conti.
Ma dunque quando la zona franca? Ora? Subito o mai? Il percorso sarà difficile il Governatore Cappellacci spera addirittura nel poter indire una consultazione, un referendum ma solo esclusivamente online.
Sarà mai possibile?

con questi pseudo politici,uggias e barracciu, dove vogliamo andare? questi signori non sono sicuramente sardi,per lo meno nei fatti dimostrano di non esserlo.non è possibile che debbano cercare in ogni modo l’interpretazione delle pieghe delle varie norme sulla zona franca dal punto di vista del burocrate di bruxelles in vece di cercare una interpretazione quanto piu’ vicina alle necessità,di sporavvivenza,di tutto il popolo sardo. E’chiaro che gli interessi che questi signori hanno non sono gli interessi di noi sardi.Impariamo a difenderci, non dimentichiamoci di questi piccoli,piccoli politici quando si andrà nuovamente a votare trombiamoli non votiamoli piu’ facciamo in modo che non possano piu’ “guadagnare”oltre 20000 euro al mese per poi tradirci togliendoci l,ultima speranza di rinascita per la nostra AMATA SARDEGNA che è la zona franca integrale. In ogni caso non riusciranno nel loro intento noi tutti SARDI dovremo essere pronti a difendere i nostri diritti, per troppo tempo calpestati da tutta la politica degli ultimi 60 anni adesso basta è finita la pazienza ci difenderemo in ogni modo l’importante è restare tutti uniti .