Mons.Peradotto:”La Voce del Popolo”lo ricorda nel V anniversario della morte

Torino, 30 ottobre 2015). In occasione del quinto anniversario della morte di mons. Franco Peradotto, vicario generale della Diocesi, direttore de “La Voce del Popolo” dal 1968 al 1996, il settimanale da lui guidato gli dedica uno spazio speciale dell’edizione del 1 novembre 2015.
Sono presenti gli interventi di don Luigi Ciotti, fondatore del Grupp Abele, Ottavio e Marcella Losana, suoi stretti collaboratori nel Consiglio pastorale e in altre iniziative diocesane, Marco Bonatti, suo successore alla direzione de “La Voce del Popolo” e Diego Novelli, Sindaco di Torino dal 1975 al 1985.
Non mancheranno altri interventi e contributi nei prossimi numeri e
soprattutto continuerà la sezione del giornale «Voci della Voce», che
ospita gli interventi di allievi, confratelli, amici e persone che
hanno conosciuto e collaborato con don Franco e ricordano il suo
servizio spirituale, pastorale e di maestro di giornalismo.
Don Franco, per anni presidente della Federazione italiana settimanali
cattolici, è ricordato in tutta Italia come uomo di fede e di dialogo,
persona che ha saputo incarnare lo spirito del Concilio Vaticano II.
Torino, di cui è cittadino onorario, lo ricorda anche per il suo
costante impegno di prete a favore degli ultimi, dei poveri, dei
giovani.
Domenica 1 novembre alle 10, presso il Santuario della Consolata, di
cui mons. Franco Peradotto è stato Rettore, sarà celebrata una Messa
in suffragio.
**************************
Breve profilo Mons. Franco Peradotto
Mons. Franco Peradotto è nato a Cuorgnè il 15 gennaio 1928. Compì
l’itinerario di formazione nei Seminari diocesani a Giaveno, Chieri,
Torino e Rivoli. Ordinato prete il 29 giugno 1951 fu per un anno al
Convitto ecclesiastico della Consolata, poi assistente per un biennio
al Seminario di Rivoli. Nel 1954 venne nominato viceparroco alla
Collegiata di S. Maria della Scala di Moncalieri, e nel 1956 a Maria
Speranza Nostra in Torino. Qui, in Barriera di Milano, entrò in
contatto con la realtà dell’immigrazione operaia e le problematiche
sociali della città, formandosi quella sensibilità che accompagnò poi
tutta la sua vita sacerdotale e professionale. In quegli anni si
avvicina anche ai temi della cultura e del giornalismo con un incarico
di consulenza per i testi teatrali dello Stabile di Torino. Inizia
poi, negli anni ’60, a lavorare regolarmente per il quotidiano
cattolico «L’Italia», a Torino e a Milano: i suoi primi direttori
furono Giuseppe Lazzati e Carlo Chiavazza. Segue per intero,
scrivendone soprattutto su «il nostro tempo», i lavori del Concilio
Vaticano II. Negli anni successivi verrà spesso chiamato, in diocesi
di Torino e in tutta Italia, a far conoscere e commentare quegli
insegnamenti; il suo servizio di prete è segnato per sempre
dall’adesione consapevole e convinta ai contenuti e allo stile del
Concilio. Uno stile che in don Franco diventa dialogo sincero e
rispettoso con tutti gli uomini di buona volontà, ma anche ferma
fedeltà alla Chiesa, madre e maestra, esperta di umanità, testimone
dell’autentica speranza del Cristo risorto. Diventa direttore de «La
voce del popolo» succedendo al suo maestro professionale e spirituale,
mons. Jose Cottino. Con lui il giornale interpreta i disagi di una
città cresciuta troppo in fretta e in cui aumenta il rischio
dell’emarginazione, in cui la politica stenta a interpretare e fare
proprie le esigenze di giustizia e partecipazione che salgono dai
cittadini. Sempre presente negli organismi consultivi diocesani cerca
in ogni modo – talvolta anche a prezzo di pesanti sofferenze personali
– di far maturare la comunione nel presbiterio e nella Chiesa locale.
Fu tra i fondatori e il primo presidente della Fisc, federazione
italiana dei settimanali cattolici e tra i fondatori e animatori del
Cop, il Centro nazionale di orientamento pastorale. Don Franco è stato
vicino fin dall’inizio all’esperienza del gruppo Abele e delle
aggregazioni laicali che fioriscono negli anni successivi al Concilio.
Ha seguito anche le attività dell’Azione Cattolica e delle Equipes
Notre Dame: ma è impossibile ricordare tutte le associazioni che ha
servito, i preti, le famiglie e i giovani che ha incontrato. Nel 1970
il cardinale Pellegrino lo nomina vicario episcopale per il laicato e
la famiglia; nel 1979, con il cardinale Ballestrero, diventa vicario
generale, mantenendo la direzione del giornale fino al 1996. Anche con
il cardinale Saldarini sarà vicario generale fino al 1991 e poi
provicario, protonotario apostolico, rettore del santuario della
Consolata. Terminò la collaborazione diretta come vicario nell’anno
2000. Per un ventennio don Franco è stato tra le figure più
rappresentative e conosciute anche all’esterno della Chiesa torinese.
La città giustamente lo ha onorato nominandolo nel 2003 «Torinese
dell’anno» e conferendogli nel 2006 la cittadinanza onoraria. Negli
ambienti più vari è stata apprezzata la sua carica umana, la
cordialità dei rapporti, la capacità di superare steccati ideologici
per rivolgersi al cuore delle persone. Per la sua diocesi, e per la
Chiesa, si è speso senza risparmio, con un entusiasmo e una serenità
d’animo che non sono di tutti. La malattia, cresciuta
progressivamente, rende perciò ancora più significativi e preziosi
questi ultimi suoi anni, trascorsi nel silenzio, nella sofferenza e
nella fedeltà alla preghiera. E però anche al Cottolengo non è mai
stato solo. Vicino a lui c’è la famiglia – il fratello Cesare, la
cognata Lidia, i nipoti e pronipoti – e i tantissimi amici, molti dei
quali presenti qui oggi per affidarlo al Signore e per testimoniare,
ancora una volta, il nostro affetto e il nostro rimpianto.
Marco BONATTI

