Gli scrittori vociani e Dino Campana, esame di maturità

Gli scrittori vociani e Dino Campana hanno un ruolo ben definito nella letteratura italiana del 1900. Per l’esame di maturità ripassiamo ed approfondiamo le principali correnti letterarie dell’epoca.
Gli scrittori vociani e Dino Campana
L’origine del termine vociani fa riferimento alla rivista fiorentina “La Voce”, fondata da Giuseppe Prezzolini nel 1908.
“La Voce” si occupa di letteratura e filosofia ma non disegna i temi sociali. Gli articoli pubblicati riguardano questioni fino ad allora poco trattate dai giornali.
I vociani si interessano di scuola e di istruzione, di politica e della condizione di malessere che affligge le regioni del Sud Italia. L’intento era diffondere la conoscenza, rinnovare la cultura, dando spazio alle questioni pratiche e concrete.
“La Voce” accoglieva soprattutto a letterati più giovani ed aperti alle nuove influenze.
Nel 1914, la direzione della rivista passa a Giuseppe De Robertis che opterà per un taglio più prettamente letterario.
Fra gli intellettuali che scrissero sulla rivista toscana ci sono Sbarbaro, Slataper, Palazzeschi, Giuseppe Ungaretti e Dino Campana.
Dino Campana
Dino Campana nasce a Marradi, nel Mugello, nel 1885. Compie gli studi superiori a Faenza e poi si iscrive all’università di Bologna senza però arrivare alla laurea. Il suo carattere inquieto lo porta a spostarsi continuamente fra l’Italia e l’estero.
A causa del grave stato di malessere psicologico, Dino Campana sarà più volte ricoverato in manicomio. I suoi“Canti orfici” sono una raccolta di componimenti, anche in prosa, il cui sono costanti i richiami ai poeti maledetti francesi, alla letteratura russa e a Giacomo Leopardi. Pubblicati nel 1914, devono il loro titolo al movimento greco fondato dal cantore Orfeo.
Campana adotta un linguaggio ermetico, ricercato e ricco di riferimenti colti. I temi maggiormente affrontati riguardano il sogno, il viaggio e la notte.
Per comprendere le tensioni che animavano l’animo del poeta è utile leggere le lettere scritte alla sua donna, Sibilla Aleramo. La loro relazione, piuttosto tormentata e sviluppatasi soprattutto per via epistolare, termina per volontà della scrittrice lasciando il poeta fortemente amareggiato.
In seguito alla delusione d’amore, Dino Campana precipiterà, sempre di più, nell’abisso della tristezza e dei disturbi psichiatrici. Per lungo tempo, seppur ricoverato, scriverà alla sua amata, implorandola di recarsi da lui. Sibilla Aleramo però non risponderà mai.
Lo scrittore muore nel 1932 presso il manicomio di Castelpulci, nei pressi di Scandicci.


