La bufera di Eugenio Montale, la parafrasi

“La bufera” di Eugenio Montale, la parafrasi. La lirica fa parte della raccolta La bufera e altro, ed è dedicata a Irma Brandeis che Montale chiama sorella, Clizia. La pioggia, la grandine, i tuoni sono la rappresentazione di quanto vissuto dal Montale durante la seconda guerra mondiale.
La bufera di Eugenio Montale, la parafrasi
La bufera racconta di un temporale di marzo che diventa metafora della seconda guerra mondiale e contemporaneamente dell’inquietudine personale del poeta.
La pioggia batte sulle foglie dure delle magnolie, cade la grandine e risuonano i tuoni. I suoni della tempesta sembrano provengano dal cristallo di casa e ti svegliano. Ti sorprende l’oro spento dei mobili di mogano e sulla copertina dei preziosi libri rilegato.
Nei tuoi occhi ancora chiusi risplende una scintilla piccola come un granello di zucchero. Il lampo illumina un albero ed un muro e li rende eterni mentre la manna piove dal cielo. La distruzione è dentro di te, ti condanna e ti accomuna a me, strana sorella.
Si sente lo schianto di un tuono, una musica che sembra la musica prodotta dei sistri e il picchiettare della grandine sui fossi. Si sente un calpestio nel fango e dalle pozzanghere arriva il rumore di qualcosa che prova a risalire a galla. E’ come quando l’ultima volta ti sei voltata verso di me e con la mano hai spostato i capelli dalla fronte. Prima di sparire nel buio mi hai salutato un’ultima volta.
Analisi della poesia
La lirica rientra nella raccolta La bufera e altro, pubblicata nel 1956, che comprende cinquantotto componimenti.
Eugenio Montale paragona il fragore provocato da una tempesta marzolina ai dolori dell’uomo e alla tragedia della guerra.
Il cadere delle gocce d’acqua ed i tuoni, nel poeta richiamano alla mente il periodo vissuto sul fronte, durante la seconda guerra mondiale. Lo scrittore però si riferisce anche alle battaglie che si svolgono nel suo animo e ai tormenti che lo inquietano.
A portare un po’ di luce è una donna. Lei, proprio come lo scrittore, ha la stessa visione del mondo e la sua stessa sensibilità. L’evanescente figura femminile è Irma Brandeis che il peota ribattezza Clizia. Irma Brandeis ed Eugenio Montale sono stati a legati da un grande amore, iniziato nel 1933 a Firenze. Lei, proveniente da un’agiata famiglia ebrea, durante una vacanza studio in Italia, conosce il poeta. La loro tormentata storia si concluderà soltanto nel 1939, testimoniata da un prezioso carteggio.


