Il Poetto: breve storia della spiaggia dei cagliaritani

Chi conosce la Sardegna sa che la spiaggia di riferimento per chi vive o soggiorna a Cagliari è quella del Poetto: conosciamola meglio.
A pochi chilometri da Cagliari si estende in lungo (molto) e in largo (abbastanza) una tra le spiagge più note della Sardegna, il Poetto. Frequentatissima dagli abitanti del capoluogo (ma anche da quelli della limitrofa Quartu Sant’Elena, con cui dividono il controllo della spiaggia), è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici ed è ben dotata di servizi.
Dove si trova il Poetto?
Il Poetto è una lunga e profonda striscia di sabbia che si estende per 8 chilometri nella costa sud della Sardegna, parte dei comuni di Cagliari e di Quartu Sant’Elena. Il margine occidentale è delimitato dal promontorio della Sella del Diavolo, mentre quello orientale dagli insediamenti del Margine Rosso (Quartu).
La spiaggia dista solo una decina di chilometri dalla stazione dei treni e dei pullman di Cagliari, ed è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. Il retro spiaggia, oltre gli stabilimenti e le villette, vede estendersi le Saline di Quartu.
Il trasporto pubblico divide idealmente il Poetto in diverse aree: la prima fermata è quella di Marina Piccola, limite occidentale della spiaggia in cui sorge il porticciolo turistico. La seconda e la terza fermata sono collegate ai due noti stabilimenti che sorgono nelle loro prossimità, L’Aquila e Il Lido. La quarta fermata individua l’area degli stabilimenti delle forze dell’ordine, mentre la quinta e la sesta delimitano l’area in cui sorgono la torre spagnola e l’ex Ospedale Marino.
La settima fermata si trova ben prima dello stabilimento dei Carabinieri, punto in cui di fatto inizia il tratto sotto il controllo del comune di Quartu, che tuttavia per molti ha inizio più in là, dove sorge lo stabilimento della Bussola.
La storia del Poetto
Prima del 1900 il Poetto in realtà era meta poco ambìta da cagliaritani, che preferivano altre spiagge (a seconda del proprio ceto). Il luogo, infatti, risultava malsano (pieno di malariche zanzare, di casa nelle zone umide di Molentargius) ed esposto a possibili attacchi nemici.
La popolazione del capoluogo iniziò ad affollare questo litorale dal 1913, non appena cominciarono a crescere i primi stabilimenti. Da questo momento la città iniziò a sviluppare una comoda linea tranviaria per collegare centro urbano e spiaggia. Presto ebbe quindi inizio l’epopea dei mitici “casotti”, abitazioni in legno posticce, costruite sulla spiaggia e per questo palizzate, che variavano in dimensioni e stile a seconda delle possibilità dei proprietari.
Si vennero a creare veri e propri quartieri, che necessitavano anche di sorveglianza notturna da parte delle forze dell’ordine. I casotti furono temporaneamente spazzati via dalla guerra, ma nel boom del dopoguerra la situazione sfuggì così di mano che si raggiunsero le 1400 unità.
Questa baraccopoli venne definitivamente smantellata tra marzo e maggio 1986.
Il disastroso ripascimento del 2002
Chi ebbe la fortuna di frequentare il Poetto prima del nuovo millennio farà sicuramente riferimento alla bianchezza abbagliante che soleva possedere la sabbia del litorale. Tale bagliore si spense nel 2002, a seguito di un’operazione di ripascimento del tutto sregolata e in seguito punita dalla giustizia.
Che la spiaggia avesse bisogno di essere risanata era chiaro, dato che lo sfruttamento del suolo e i prelievi a scopo edilizio ne avevano favorito la continua erosione nel corso dei decenni.
Così, tra l’8 marzo e il 27 giugno 2002 si svolsero i lavori di ripascimento voluti dalla provicincia di Cagliari. Si puntava al rinvigorimento il litorale, ma fin da subito i lavori non andarono per il verso giusto. La sabbia, dragata dal fondale al largo del Poetto, e non come previsto da punti più vicini al bagnasciuga, era di colore scuro, all’opposto di quella bianchissima originaria, e portava con sé pietre e ciottolame vario.
Nonostante gli immediati appelli di correzione del tiro, i lavori proseguirono ugualmente, con la promessa che la sabbia sarebbe tornata bianca con il tempo. La sabbia però non è mai tornata tale, e in seguito 15 persone furono condannate in terzo grado, con l’obbligo di risarcire la provincia di Cagliari con 5 milioni di euro.


