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Asinara: un’isola pacifica e incontaminata, con un passato da scoprire

Dall’origine mitologica al carcere e all’odierno Parco Nazionale, l’Asinara è un’isola ancora da scoprire, e un gioiello da preservare.

Il suo passato è per lunghi tratti avvolto nell’incertezza, che attraverso gli studi si sta cercando di diradare. Ciò che è certo è che l’isola dell’Asinara, punta di nord-est della Sardegna, oggi rappresenti un importante Parco Nazionale e una peculiare meta turistica.

Tra asinelli, il carcere e un mare incontaminato ma inaccessibile, una visita all’isola è ciò che si cerca per evadere dalla quotidianità.

Ercole, rilievi sinuosi e asini: un nome in continua evoluzione

La leggenda vuole che l’isola dell’Asinara sia nata per l’azione dell’immensa forza di Ercole, che stringendo la parte centrale della penisola della Nurra avrebbe finito per staccarne una parte, creando un’isola. La versione più diffusa parla di un popolo sardo che nel 2280 a.C. offrì ad Ercole di diventare re di Sardegna. In ogni caso, l’isola in origine fu per questo chiamata “Herculis Insula”. In epoca latina il nome si trasformò in “Sinuaria”, per via della sinuosità del suo territorio, fino all’attuale storpiatura in Asinara (che fa riferimento ai tipici asinelli albini, di introduzione abbastanza recente).

Dai nuragici ai carcerati: breve storia dell’isola dell’Asinara

L’isola è stata frequentata fin dall’antichità, come dimostrano le Domus de Janas rinvenute nel suo territorio (zona Campo Perdu) e un bronzetto del “bue stante”. Fu poi meta di fenici, greci e romani (come testimoniato dal relitto di Cala Reale).

Nell’Alto Medioevo fu terreno di scontro tra i sardi e i mori, e poi tra Repubbliche Marinare. In questo periodo (ma non vi è certezza) la famiglia Malaspina potrebbe aver eretto la Fortezza del Castellaccio, che sovrasta l’importante passaggio marino dello stretto di Fornelli.

In pieno Medioevo arrivarono i monaci camaldolesi, che si stabilirono nell’isola in piena epoca di guerre piratesche e tra potenze marinare, rimanendo sull’isola fino al 1700, quando vi si stanziarono i pastori liguri e sardi.

Il periodo carcerario

Da fine 1800 l’Asinara iniziò la sua trasformazione in istituzione penitenziaria. Nel 1885 i Savoia scacciarono dal territorio i pastori per trasformare l’isola in un luogo di quarantena, con tanto di lazzaretto. Dal 1915 l’isola iniziò ad essere usata come luogo di detenzione, prima per i prigionieri austroungarici e poi in generale in qualità di colonia penale agricola. Si arrivò così, andando avanti, fino ai tempi del 41-bis in cui i peggiori criminali (in particolare boss mafiosi) erano isolati in questo carcere.

Molto nota la “visita” degli eroici giudici siciliano Falcone e Borsellino, che nell’estate 1985 prepararono il Maxiprocesso a Cosa Nostra da questo luogo inaccessibile, con le loro famiglie al seguito.

Il Parco Nazionale dell’Asinara

Dal dopoguerra iniziarono le proteste sarde contro la non fruibilità dell’isola, e dal Governo arrivò una prima promessa di dismissione del carcere entro il 1995. La promessa non venne mantenuta, ma nel 1998 finalmente anche gli ultimi agenti penitenziari lasciarono l’isola, che si trasformò in Parco Nazionale.

L’isolamento secolare dell’Asinara, se da un lato ha portato alla sparizione degli alberi che un tempo la ricoprivano, dall’altro ha permesso la conservazione di un’ecosistema (soprattutto marino) altrove compromesso dalla presenza umana, e oggi l’ente Parco si occupa proprio di garantire la conservazione di questa purezza.

Come visitare l’isola dell’Asinara?

L’isola dell’Asinara non è liberamente visitabile: l’accesso alle sue acque e al suo territorio è vietato con mezzi privati. È necessario prenotare una visita via mare o per terra tramite gli operatori autorizzati dall’ente Parco.

Gli asinelli albini

Grande attrazione, oltre alle acque incontaminate, sono i tipici asinelli albini che popolano l’isola. La loro introduzione è probabilmente recente, ma ormai sono diventati il simbolo dell’Asinara, il cui nome viene naturalmente associato a loro.

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