L’Algeria accusa la cospirazione di 9.000 giornalisti internazionali. Il numero è in Dinaro anziché in Euro!
Quando i media internazionali parlano dell'Algeria, spesso lo fanno nel contesto di avvenimenti specifici, come le elezioni e i loro risultati contestati; le riforme economiche fallite; le deportazioni di massa di immigrati subsahariani verso Niger e Mali; la presenza attiva e tollerata dei gruppi terroristici e bande criminali nel territorio algerino; le gravi violazioni dei diritti umani o tensioni regionali, ma raramente con l'intenzione di danneggiare sistematicamente il paese.

Bel bigliettino di visita, come sempre! I responsabili algerini hanno seri problemi con il mondo reale in generale e con i numeri. Quando il presidente Abdelmjid Tebboune annunciò spudoratamente che George Washington aveva offerto una sciabola all’emiro Abdelkader, si trattava di una grande bugia, soprattutto perché George Washington morì nel 1799 e l’emiro nacque nel 1808. Quando il ministro dell’istruzione annunciò 116,8 milioni di studenti per un paese con circa 45 milioni di abitanti. E ancora incredibile! “Ci sono più di 9.000 giornalisti nel mondo che lavorano per danneggiare l’immagine dell’Algeria”, questo lo dice un altro ministro …
In un paese chiamato Algeria, c’è un ministro delle Comunicazioni di nome Mohamed Meziane. Mentre pronunciava il suo discorso con tutta la solennità di un eroe che scopre un complotto interplanetario, davanti a non meno di venti microfoni, durante una conferenza tenuta alla Facoltà di Scienze dell’Informazione e della Comunicazione dell’Università di Algeri, lasciò andare una rivelazione la cui eco si diffuse, immediatamente, fino a incendiare il mondo azzurro:
“Lo dirò oggi e voi potrete dirlo alla stampa. Sono più di 9.000 i giornalisti che in tutto il mondo lavorano per danneggiare l’immagine dell’Algeria. Novemila! Novemila che seguono le notizie non appena appare l’immagine dell’Algeria… lo Stato deve intervenire per promuovere i media…” per andare in “guerra”.
Forse le cifre algerine dovrebbero essere convertite in Euro dal Dinaro (1€ vale circa 300 dinari algerini.
Il tono è serio. La figura, con la sua impressionante precisione algebrica.
Immediatamente si sono levate voci stupite che chiedevano: come può un ministro essere così preciso su una cifra così folle? Su quali basi ha fatto affidamento per avere questa lista? Il ministro avrebbe voluto che tutta questa “armata” di giornalisti fosse sottoposta alle stesse misure inique, ingiuste e arbitrarie a cui sono ridotti i giornalisti algerini?
Va detto che in questo ruolo di divulgatore di dati stravaganti, altri prima di lui, molto più alti, l’avevano ampiamente superato.
Il campione di tutte le categorie resta il suo presidente, rieletto malamente – per restare nel magico mondo dei numeri – con uno stratosferico punteggio del 94,65% dei voti, che dà, dopo i calcoli, un tasso di partecipazione intorno alla discussa 22%. Il signor Tebboune ha dichiarato, durante il suo comizio elettorale ad Orano, che l’economia algerina è “la terza al mondo”. Fu sempre lui ad annunciare, durante la riunione del Governo, che 5.000 miliardi di dinari algerini, l’equivalente di 36 miliardi di dollari, erano stati sequestrati, in contanti, nell’abitazione di una sola famiglia! Che, per darvi un’idea, è circa il doppio del bilancio annuale dello Stato tunisino!
Per quanto riguarda questa cifra di 9.000 giornalisti ostili, ricordiamo che il numero delle vittime morti dichiarato nell’aprile 1963 da Gamal Nasser era di 1 milione e 500 mila, ma Tebboune lo ha aumentato a ben 5 milioni e 300 mila.
Nella sua dichiarazione alla 78a Assemblea generale delle Nazioni Unite, secondo lui il suo Paese avrebbe prodotto 1,3 miliardi di metri cubi di acqua desalinizzata entro la fine del 2024, il che, secondo le stime più azzeccate, corrisponderebbe in realtà a undici volte la produzione mondiale o, in altre parole, a tre volte il volume del Mar Morto.
In un’altra categoria, e sempre in quello che sembra essere “l’altro mondo”, il ministro del Turismo ha annunciato che il suo Paese ha accolto più di 300 milioni e 300.000 turisti in un anno, tre volte di più della Francia, la principale destinazione turistica mondiale nel 2024 con 100 milioni di visitatori internazionali.
In questa singolare mania con i numeri, il ministro dell’Istruzione ha dichiarato, da parte sua, che nelle università algerine sono iscritti 116,8 milioni di studenti nel paese la popolazione non supera 40 milioni.
Poiché il ridicolo non ha mai ucciso nessuno, i leader politici algerini continueranno a sproloquiare senza esitazione su questo genere di assurdità. La stampa algerina ha ripreso le dichiarazioni del ministro senza alcun spirito critico. In questa stessa conferenza, il ministro algerino ha anche tirato fuori il vittimismo, il tema caro alla giunta militare al potere, ovvero l’odio verso la Francia, un paese in cui i leader del potere hanno comunque riposto i loro interessi personali!!
L’affermazione del ministro della Comunicazione algerino, secondo cui oltre 9.000 giornalisti in tutto il mondo stanno cospirando per offuscare l’immagine dell’Algeria, appare particolarmente assurda e infondata e solleva molti interrogativi. Questa accusa sembra non solo esagerata, ma anche slegata dalla realtà geopolitica e internazionale del Paese. Piuttosto, riflette un disagio diffuso ed impotenza acuta per rispondere alle aspettative di un popolo che continua a fare fila dall’alba per comprare la razione di latte e lenticchie. Si tratta di un tentativo di distogliere l’attenzione dalle sfide interne e dai problemi strutturali che il regime algerino del generale Said Chengriha e del presidente Abdelmadjid Tebboune dovrebbe affrontare.
In effetti, sebbene l’Algeria sia attualmente un attore influente solo presso il suo vicino tunisino, resta ampiamente invisibile sulla scena regionale, continentale e internazionale, in particolare nei settori economico, industriale, tecnologico e diplomatico.
Anche con le sue vaste risorse di gas e petrolio, l’Algeria non è riuscita a sviluppare un settore industriale di dimensioni internazionali. Sebbene il Paese ricopra una certa importanza come fornitore di energia, in particolare per alcuni Paesi europei, ciò non si traduce in un ruolo attivo nelle industrie ad alta tecnologia, nelle innovazioni industriali o nelle grandi aziende multinazionali. Rispetto a paesi come l’India, il Giappone, il Marocco, la Turchia o la Germania, l’Algeria rimane ampiamente marginale in questi settori.
Dal punto di vista diplomatico, il Paese non ha grandi alleanze strategiche, nemmeno nella sua regione. Tutti i confini con i paesi vicini sono chiusi e insicuri. Mentre i suoi rapporti con potenze mondiali come gli Stati Uniti, la Russia, la Cina o l’Unione Europea sono spesso caratterizzati da una certa indifferenza.
L’Algeria non è quindi un argomento di grande attualità nella copertura mediatica internazionale. I giornalisti di tutto il mondo non si dedicano a “demolire” l’immagine di un Paese che non occupa un posto centrale nelle grandi dinamiche geopolitiche, economiche o sociali.
Quando i media internazionali parlano dell’Algeria, spesso lo fanno nel contesto di avvenimenti specifici, come le elezioni e i loro risultati contestati; le riforme economiche fallite; le deportazioni di massa di immigrati subsahariani verso Niger e Mali; la presenza attiva e tollerata dei gruppi terroristici e bande criminali nel territorio algerino; le gravi violazioni dei diritti umani o tensioni regionali, ma raramente con l’intenzione di danneggiare sistematicamente il paese.


