Sigonella: base da guerra nel Mediterraneo, tutto ciò che non sai. Da Craxi a Crosetto
Sigonella; in questi giorni si continua a sentire questo nome, che, ai più, spesso non dice nulla, ma fa tremare la Sicilia. Innanzitutto evitiamo confusioni, Infatti Sigonella non è una base NATO in senso stretto, ma una base dell’Aeronautica Militare Italiana che ospita infrastrutture americane (NAS Sigonella). Dunque non è una base americana ma è italianissima!
Sigonella: Craxi, la ribellione, il braccio di forza italiano
Tutto inizia il 7 ottobre 1985. Un commando del Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP) sequestra la nave da crociera italiana Achille Lauro. Durante il sequestro, viene ucciso Leon Klinghoffer, un passeggero ebreo-americano disabile.
Dopo una complessa mediazione che coinvolge l’Egitto e l’OLP di Yasser Arafat (con l’intermediazione di Abu Abbas), i dirottatori ottengono un salvacondotto per lasciare l’Egitto su un Boeing 737 diretti a Tunisi.
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Il conflitto: Gli americani agirono convinti che, all’interno del perimetro della base, la loro giurisdizione fosse prioritaria.
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La risposta italiana: Craxi e l’ammiraglio Fulvio Martini (capo del SISMI) ricordarono al Pentagono che il comando della base era italiano. Quella notte, l’Italia applicò alla lettera il trattato: gli ospiti non possono agire senza l’autorizzazione del Paese ospitante.
La Notte di Sigonella: 10-11 Ottobre
Gli Stati Uniti, furiosi per l’uccisione di un loro cittadino e contrari alla trattativa, decidono di intervenire d’imperio.
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L’intercettazione: Quattro caccia F-14 Tomcat della Marina USA intercettano il Boeing egiziano e lo costringono a atterrare alla base aerea di Sigonella, in Sicilia.
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L’assedio: Appena l’aereo tocca terra, si scatena un cortocircuito drammatico. I carabinieri italiani circondano l’aereo per prenderne il controllo (trattandosi di territorio italiano). Pochi minuti dopo, gli incursori della Delta Force americana atterrano e circondano a loro volta i carabinieri.
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Il cerchio di fuoco: Si crea una situazione surreale: i dirottatori sono nell’aereo, circondati dai carabinieri, che sono a loro volta puntati dai soldati d’élite americani, i quali vengono infine circondati da altri rinforzi dell’Esercito Italiano.
Un aspetto tecnico-militare spesso trascurato riguarda le comunicazioni. Gli USA usarono i radar e i sistemi di puntamento della NATO per intercettare il Boeing egiziano, ma lo fecero senza informare gli alleati.
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L’Italia si sentì “bypassata” in casa propria.
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Il sorpasso dei caccia americani nello spazio aereo italiano, senza autorizzazione del controllo del traffico aereo civile e militare, fu visto come una violazione dei protocolli di mutua difesa e cooperazione.
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Lo scontro Craxi-Reagan
Il cuore politico della vicenda è il duello telefonico tra il Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi e il Presidente USA Ronald Reagan.
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La posizione USA: Reagan esige la consegna immediata dei terroristi e di Abu Abbas (ritenuto la mente del dirottamento).
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La fermezza di Craxi: Nonostante le fortissime pressioni, Craxi rivendica la sovranità italiana. Sostiene che il reato è avvenuto su una nave italiana e che spetta alla giustizia italiana procedere.
Le conseguenze politiche
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Vittoria Diplomatica: Craxi vince lo stallo. Gli americani si ritirano e i dirottatori passano sotto la custodia italiana. Tuttavia, Abu Abbas viene lasciato partire per la Jugoslavia, una mossa che scatenerà polemiche per decenni.
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Crisi di Governo: Il ministro della Difesa Giovanni Spadolini, filo-americano, si dimette per protesta contro la gestione di Craxi, provocando una crisi nel governo di pentapartito.
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L’Eredità: Sigonella resta il momento di massima autonomia della politica estera italiana rispetto all’alleato americano. È l’emblema di una “politica mediterranea” che cercava il dialogo con il mondo arabo, pur restando nell’alveo della NATO.
La faccenda Sigonella ha messo a nudo il fatto che, dentro la NATO, esistevano due strategie opposte per il “Fianco Sud”:
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Strategia USA (Reagan): Lotta frontale al terrorismo palestinese e ai suoi sponsor (Libia, Siria). Per gli USA, l’Achille Lauro era un atto di guerra.
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Strategia Italiana (Craxi/Andreotti): Una linea di dialogo con il mondo arabo moderato e con l’OLP di Arafat per garantire stabilità nel Mediterraneo e sicurezza energetica. L’Italia non voleva che una base NATO diventasse il trampolino per un’azione che avrebbe incendiato i suoi rapporti con l’Egitto e il mondo arabo.Il dettaglio investigativo: Si dice che le sicure fossero state tolte da entrambe le parti. Fu il momento in cui la coesione della NATO rischiò di frantumarsi sotto il peso dell’unilateralismo americano
Sigonella marzo aprile 2026: un nuovo caso
La notizia, trapelata con forza nelle ultime ore, riguarda il diniego formale all’utilizzo della base di Sigonella per operazioni belliche statunitensi dirette in Medio Oriente, nello specifico contro obiettivi in Iran.
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L’incidente: Alcuni bombardieri americani (si parla di F-15 o B-52) sarebbero decollati o avrebbero presentato piani di volo senza la necessaria consultazione preventiva con le autorità italiane.
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La reazione: Il ministro della Difesa Guido Crosetto, d’intesa con il Capo di Stato Maggiore Luciano Portolano, ha imposto un “caveat” (una limitazione) immediato. L’Italia ha chiarito che Sigonella può essere usata per scopi logistici e di difesa NATO, ma non come piattaforma di lancio per attacchi unilaterali non concordati e non coperti dai trattati internazionali.
Perché sta succedendo ora?
Il contesto è una pericolosa escalation tra Stati Uniti e Iran, con attacchi incrociati che coinvolgono anche droni iraniani sul Kuwait e ritorsioni israeliane. In questo scenario:
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Sovranità nazionale: L’Italia sta ribadendo che le basi sul nostro territorio non sono “portabandiera” extraterritoriali dove gli USA possono agire a piacimento.
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Esercitazioni in corso: Proprio in questi giorni si conclude l’esercitazione NATO Neptune Strike 2026. I droni RQ-4D “Phoenix” della NATO, basati proprio a Sigonella, sono in volo per monitorare i confini orientali e meridionali, ma il governo vuole distinguere nettamente tra attività NATO di difesa e missioni d’attacco USA.
Siamo davanti a un momento di “schiena dritta” che sta spiazzando Washington. La stampa internazionale parla di un “altolà a Trump” da parte di Meloni. Sigonella si conferma il termometro della nostra dignità nazionale. Se l’Italia tiene il punto, dimostra che essere alleati non significa essere vassalli.
l paradosso di Sigonella nel 2026
In queste ore, la base è un alveare. Mentre i nuovi alleati svedesi e finlandesi integrano i loro sistemi di difesa, Sigonella si ritrova a gestire una mole di dati senza precedenti.
Il rischio? Che diventi un obiettivo ancora più sensibile. Più la NATO si allarga e più Sigonella diventa il “cervello elettronico” dell’alleanza, più aumenta il rischio che diventi il primo bersaglio in caso di escalation globale.
Da pacifisti, la domanda che ci poniamo è: questo iper-potenziamento tecnologico della base ci rende davvero più sicuri o ci mette semplicemente un bersaglio più grande sulla schiena?
