IrpiMedia: macchinari italiani ed europei per missili e aerei da combattimento russi

Macchinari prodotti in Italia e in altri Paesi europei, sottoposti a restrizioni dell’Unione europea, sono arrivati in Russia dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina, raggiungendo aziende del comparto militare russo impegnate nella produzione di componenti per missili e aerei da combattimento.
È quanto emerge da una nuova inchiesta di IrpiMedia, realizzata in collaborazione con The Kyiv Independent e online dalle 6:00 del 19 giugno, che ricostruisce il ruolo della società turca Redwing Metal, fondata nel maggio 2022, tre mesi dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.
Secondo l’indagine, Redwing Metal ha spedito in Russia macchinari prodotti in Italia per un valore di oltre tre
milioni di euro. Le forniture hanno raggiunto due aziende russe del comparto bellico che producono componenti metallici destinati ad aerei da combattimento e missili.
Il caso italiano è parte di un quadro più ampio. L’inchiesta documenta infatti l’esportazione verso la Russia, tramite Redwing Metal, di beni sotto embargo prodotti anche in Germania, Spagna, Paesi Bassi, Polonia, Croazia, Slovenia e Repubblica Ceca, per un valore complessivo di quasi 6 milioni di euro.
Redwing Metal è partecipata al 40% da Alexander Tattersall, imprenditore olandese residente in Svizzera. Il 59,9% è in mano a un avvocato di uno studio legale di Istanbul. Tattersall dirige inoltre una rete di società tra Svizzera, Germania e Stati Uniti attiva nella commercializzazione di alluminio tra Russia, Europa e Stati
Uniti.
Questa rete fa parte del gruppo metallurgico russo AMR, di proprietà dell’uomo d’affari russo Nikolay
Timokhin. I macchinari europei sono arrivati anche ad altre due società riconducibili a Timokhin, SMK e
SMS. Timokhin è il genero del vice-direttore di Rostec, il colosso statale russo della difesa, sottoposto a sanzioni occidentali fin dal 2014.
Tre esperti di sanzioni consultati da IrpiMedia e The Kyiv Independent concordano sul fatto che il transito attraverso la Turchia di apparecchiature europee soggette a restrizioni verso la Russia può configurare un aggiramento delle sanzioni dell’Unione europea. Le possibili conseguenze per aziende e cittadini europei ed extra-europei coinvolti possono essere di natura amministrativa, ma anche penale.
«Abbiamo seguito l’evoluzione delle sanzioni alla Russia dall’inizio, perché sono ritenute uno strumento di soft power per costringere la Russia a mettere fine all’invasione su larga scala dell’Ucraina. E dall’inizio abbiamo identificato scappatoie attraverso cui aggirarle e due debolezze di fondo. Da un lato, chi le applica: non sono adottate e implementate da tutti i Paesi nella stessa maniera; dall’altro l’interconnessione
economica dell’industria pesante, fondamentale per alimentare l’industria bellica. Ne emerge il quadro contraddittorio in cui i capi di Stato a margine del G7 appena concluso, a parole, si dichiarano uniti nel sostenere la causa ucraina ma prodotti italiani ed europei che non dovrebbero arrivare all’industria bellica russa invece finiscono nelle mani di società legate a Rostec attraverso triangolazioni con un Paese
“neutrale” come la Turchia», dichiara Lorenzo Bagnoli, condirettore di IrpiMedia.




