Da un sondaggio su Facebook emerge il dato inquietante che la retribuzione dei giovani avvocati e dei “tirocinanti”, in gran parte degli studi legali, è pressocchè assente!
E’ stato pubblicato un documento, commissionato dalla Rai ad alcuni praticanti di Genova, circa la condizione dei tirocinanti e giovani avvocati in Italia. Una condizione che non sembra migliorare, ma anzi peggiora di giorno in giorno, complice anche la crisi economica che ha portato molti studi a “tagliare” le uscite e le prospettive di crescita.
Il documento, passato “alla storia” sotto il nome di “Tabelle sulla situazione pratica forense 2013” ha visto intervistati 1.235 praticanti e giovani avvocati tra i 25 e i 30 anni, contattati tramite email e Facebook: giovani con scarsissime possibilità di inserimento nello studio legale dove lavorano e pochi euro, a volte nemmeno un centesimo, come contropartita per il proprio impegno. Condizione aggravata ancor di più dalle “imposizioni” di una legge forense avvertita non più come uno “scudo” per la categoria, ma anzi un “ostacolo”(su tutte, leggasi “obbligo di iscrizione alla Cassa”). I “costi di gestione” sono diventati tali da disincentivare non solo l’apertura di un proprio studio individuale, ma anche la stessa iscrizione o permanenza nell’albo.
In modo abbastanza suggestivo e ironico, il memorandum esordisce con la lettura dell’articolo 36 della Costituzione italiana: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.
Ecco, dunque, i dati che emergono dallo studio.
Nel capitolo “retribuzione mensile netta dei praticanti” emerge che ben il 57% dei praticanti che hanno partecipato al sondaggio non percepisce alcuna retribuzione dallo studio presso cui svolge la pratica.
Il 5% degli intervistati arriva ad un massimo di 150 euro mensili e un ulteriore 5% prende tra i 501 e i 750 euro; il 28% di loro percepisce tra i 151 euro e i 500.
Il 3% percepisce 1.000 euro e solo l’1% riesce ad avere una retribuzione che va oltre il migliaio di euro.
Progetti per il futuro? Solo il 5% degli interrogati si sente ottimista e ha ritenuto di avere “ottime” prospettive di inserimento; il 32% ha risposto “buone”, il 41% “scarse” ed il 22% ha risposto “assenti”.
Il che significa che il 63% delle persone intervistate non ha grandi prospettive di inserimento nello studio dove lavora (prospettive scarse o assenti), il 57% non guadagna nulla e il 19% guadagna troppo poco, il 53% dichiara di passare più della metà del tempo a svolgere attività di segreteria, il 51% dichiara di lavorare più di 8 ore al giorno e il 68% degli intervistati dice di non essere sufficientemente soddisfatto della propria condizione di praticante.
In questo quadro “disastrato” , sembra che il Nord viva una situazione migliore: lì il 70% dei praticanti percepisce una, se pur minima, retribuzione.
Al Centro e al Sud la percentuale scende rispettivamente al 36% (su 435 praticanti) e al 26% (campione di 341 praticanti).
Infine, sembra che la specializzazione più richiesta sia in diritto amministrativo. Gli amministrativisti, infatti, sono più soddisfatti dei colleghi penalisti e civilisti, anche per quanto attiene alla retribuzione!
Foggia, 12 dicembre 2013
Avv. Eugenio Gargiulo
