Cabras: tra stagno, mare e tradizioni
Il paese di Cabras ha un rapporto speciale con lo stagno su cui si affaccia (che dona i muggini, con la loro bottarga), il mare del Sinis e le sue tradizioni.
A pochi minuti da Oristano, alle porte della penisola del Sinis e affacciato su un grande stagno (tra i più estesi d’Europa), si trova il paese di Cabras, popolato da poco meno di 9.000 persone.
L’identità di Cabras è strettamente legata al suo stagno, alle splendide spiagge del Sinis sotto il suo controllo e alle sue tradizioni, nonché a un interessante passato nuragico/post-nuragico.
Lo stagno di Cabras

Esteso per 2200 ettari, lo stagno di Cabras è il più grande della Sardegna, e tra i più grandi d’Europa. Forma un grande ecosistema palustre protetto dalla convenzione di Ramsar insieme con la vicina laguna di Mistras e gli stagni di “Pauli e’ Sali” (staccato di pochi metri da esso) e di Sale e’ Porcus (precedente alle svolte per Sa Roca Tunda e S’Anea Scoada/Putzu Idu), per non contare le saline di Putzu Idu e Su Pallosu.
Lo stagno è stato territorio di pesca fin dall’antichità, e i diritti di pesca sono variati nel tempo a seconda delle potenze e dei proprietari che si sono succeduti. Di fatto, lo stagno è diventato luogo libero e sotto il controllo (in concessione) dei pescatori di Cabras solo nel 1982, dopo più di 400 anni di concessione feudataria da parte di famiglie private (i Vivaldi e poi i Carta, i cui eredi videro la regione Sardegna comprare l’area nel 1982).
Il prodotto ittico più celebre offerto dallo stagno è il muggine, pesce consumato sia arrosto, sia come uova, la bottarga, che viene essiccata e poi consumata a scaglie o polverizzata (ottimo condimento per la pasta). Dallo stagno si pescano anche anguille, mormore, orate e spigole.
Allo stagno sono collegati due importanti ittioturismi, la Pischera Mar e’ Pontis e l’ittioturismo Aquaurchi.
Le spiagge di Cabras
Il comune di Cabras è inoltre l’ente gestore dell’area Marina Protetta della Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre: l’area abbraccia la costa e il mare antistante da Portu S’Uedda (presso Mari Ermi) fino a Su Siccu (vicino al canale scolmatore dello Stagno, nei pressi della lagune di Mistras).
Oltre alla selvaggia Isola di Mal di Ventre/Malu Entu, l’area comprende le uniche spiagge di quarzo di Mari Ermi, Is Arutas e Mai Moni, ma anche il borgo di San Giovanni di Sinis, con la sua torre costiera, il faro di Capo San Marco e i resti degli insediamenti romani e fenici (con le rovine del sito di Tharros).
I giganti di Mont’e Prama

Cabras oggi, oltre a questo straordinario patrimonio naturalistico, dà molto rilievo al suo passato e alle tradizioni secolari che ancora oggi sono perpetuate.
Negli ultimi decenni ha preso molto risalto il continuo ritrovamento di nuove statue di Giganti di Mont’e Prama, opere frutto degli scavi archeologici presso l’omonimo sito (che si trova poco distante dalla svolta per Mari Ermi, sulla SP7). I Giganti sono parte di un probabile corredo funerario di un antico sito di sepoltura, ma il loro effettivo significato resta misterioso così come la reale identità della popolazione nuragica/post-nuragica che li produsse. Oggi a Cabras è presente un museo che ne racconta la storia (finora ricostruita).
La corsa degli Scalzi
Cabras però è anche luogo di tradizioni ancora vive, in particolare quella della Corsa degli Scalzi. La Corsa si tiene intorno alla prima domenica di settembre: il sabato mattina il simulacro ligneo di San Salvatore viene portato da una folla di uomini, scalzi e vestiti con il tipico saio bianco, tra i sentieri del Sinis fino alla chiesetta di San Salvatore di Sinis, un villaggio ormai spopolato (che negli anni ha ospitato i set di diversi film western). Il giorno dopo, nella prima domenica di settembre, il simulacro compie il viaggio inverso secondo le stesse modalità.
Il percorso, di circa sette chilometri, è compiuto da circa 900 uomini e coinvolge anche le donne di Cabras, che aprono e chiudono le celebrazioni. In processione da Cabras a San Salvatore (e poi al contrario il lunedì in cui si chiude la festa), anch’esse scalze e vestite negli abiti tradizionali, le donne trasportano la statuetta di “Santu Srabadoeddu”.
Quest’anno il programma della festa di San Salvatore si estenderà tra 26 agosto e il 5 settembre.


