Complicità ONG: il caso di Boualam Sansal condannato per aver detto che Francia ha annesso all’Algeria territori marocchini durante il periodo coloniale
Il silenzio delle ONG internazionali alimenta la crescente sensazione che siano diventate, a loro volta, attori politici, operando secondo i calcoli piuttosto che di principi. Il caso di Boualem Sansal dimostra come la difesa dei diritti umani possa essere strumentalizzata, persino abbandonata, quando la vittima si trova dalla parte sbagliata degli interessi.

Lo scrittore franco-algerino Boualam Sansal, nonché intellettuale di fama mondiale, è stato condannato il 2 luglio a cinque anni di carcere da un tribunale algerino in condizioni indegne di uno Stato di diritto. È stato processato per le sue opinioni politiche, in particolare per aver espresso una verità storica sui territori marocchini amputati da parte della Francia durante il periodo coloniale in Nordafrica e annessi all’attuale Algeria. È stato addirittura privato anche della presenza del suo avvocato perché quest’ultimo è ebreo. Ma il silenzio delle principali organizzazioni internazionali per i diritti umani di sul suo caso solleva seri dubbi sulla loro credibilità, sulla loro imparzialità e sulla reale universalità del loro compito.
La decisione della corte algerina è stata criticata dalla Francia, che da diversi mesi chiede il rilascio di Sansal, gli ipocriti dei diritti umani nel mondo hanno invece scelto il silenzio o peggio ancora sono accusati di complicità con il potere militare algerino. Sono zitti tutti: Amnesty International, Human Rights Watch (HRW), Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH), Front Line Defenders, Commissione Europea dei Diritti Umani, Fondazione R Kennedy…
Queste ONG non hanno denunciato gli attacchi alla libertà di espressione, non hanno pubblicato rapporti, comunicati stampa o preso posizione sul terrore e le gravi violazioni dei diritti umani nemmeno negli isolati campi “saharawi” a Tindouf, figuriamoci per tutto il territorio algerino e nella Cabilia.
Il loro mutismo sul caso Sansal rivela un presunto squilibrio nella gerarchia delle cause che scelgono di difendere, secondo logiche che sembrano guidate meno dai principi ma dagli interessi.
Il caso di Sansal avrebbe avuto, logicamente, solidarietà e sostegno dall’ONG per i diritti umani. Non lo hanno fatto. Niente comunicato stampa urgente, niente campagna di mobilitazione, nemmeno articolo di opinione è stato pubblicato per allertare l’opinione pubblica mondiale. È assurdo, deludente e sfiducia del discorso d’universalista dei diritti.
Il puzzo del gaz influence non solo sulla politica ma mette in discussione anche le sedicenti ONG. L’Algeria, con le sue risorse energetiche e le sue relazioni con alcuni partner occidentali, sembra il principale beneficiario.
Il regime militare al potere attua la repressione sistematica delle voci dissidenti, senza che questo scuota le coscienze internazionali, come se il petrolio e il gas servissero anche a lubrificare il silenzio, dicono diversi attenti osservatori internazionali.
Le violazioni delle libertà in Algeria sono ben note e documentate, anche dagli organismi delle Nazioni Unite. Se la Relatrice Speciale sui Difensori dei Diritti Umani ha messo in guardia contro la chiusura dello spazio civico in Algeria, ma sul caso Sansal, ha scelto lo stesso silenzio.
Peggio ancora, alcuni “giustificano” questa inerzia citando la difficoltà di agire in un regime autoritario impermeabile a pressioni. Ma questa posizione vuol dire abbandonare le vittime che hanno proprio bisogno del sostegno internazionale, vorrebbe dire semplicemente: complicità. Sansal ha il diritto alla libertà di espressione.
No solo Sansal:
Da diversi anni, il regime algerino ha effettuato arresti arbitrari, vietato associazioni ed espulso giornalisti, senza suscitare un’ondata di indignazione internazionale.
Algeri non collabora con i meccanismi internazionali dell’ONU, non accetta missioni di osservazione e non tollera critiche. L’Algeria blocca l’informazione, imbavaglia la società civile e sfugge a ogni controllo, senza che ciò susciti la minima condanna.
Questo silenzio alimenta la crescente sensazione che le ONG internazionali siano diventate, a loro volta, attori politici, operando secondo i calcoli piuttosto che di principi.
Il caso di Boualem Sansal dimostra come la difesa dei diritti umani possa essere strumentalizzata, persino abbandonata, quando la vittima si trova dalla parte sbagliata degli interessi.
Così, arriverderci alla credibilità e alla loro missione. Così dimostrano al mondo che la libertà, la giustizia e la dignità umana potrebbero non essere così universali come pretendono.

